Nuovo DPCM e crisi sanitaria, AIC: “Patrimoniale, reddito e sanità pubblica!”

Ad otto mesi dall’inizio della pandemia di Covid in Italia, arrivata la seconda ed annunciata ondata, sembra di rivivere un film già visto e tragicamente conosciuto.Questa volta però non è più il tempo delle canzoni dai balconi, degli inviti alla concordia nazionale, dell’andrà tutto bene: il paese soffre, ha paura e chiede risposte chiare.Innanzitutto sul fronte sanitario: mancano medici e infermieri per supportare i necessari posti di terapia intensiva e i ricoveri, la medicina territoriale è ancora carente, i medici di base chiedono strumenti e dispositivi di protezione, i tamponi sono pochi e costosi, il tracciamento non funziona e con lui l’app immuni, non esistono strutture dedicate per la quarantena.Su tutto questo, il governo e le regioni hanno avuto mesi e mesi per programmare e spendere e, ad oggi, non hanno più scuse per non invertire la rotta prima che sia troppo tardi.E poi l’aspetto economico e sociale apre scenari drammatici per milioni di italiani anche sul fronte delle problematiche legate alla tenuta psichica e redazionale; senza dimenticare poi scuole e università dove si torna alla didattica a distanza solo perché il Ministero dei trasporti e le Regioni non hanno provveduto a potenziare il trasporto pubblico, sacrificando l’educazione e i diritti gli studenti.È dunque il tempo del coraggio e proprio per questo chiediamo provvedimenti all’altezza della situazione a partire dall’introduzione di una patrimoniale straordinaria sulle grandi ricchezze per finanziare reddito di base e categorie produttive in difficoltà.Perché, se è vero che servono ingenti risorse per impedire il tracollo dell’economia interna e sostenere il sistema sanitario pubblico, è altrettanto vero che i soldi ci sono e vanno presi da chi ha grandi capitali e in questi anni ha aumentato la propria ricchezza senza sosta.Altro tema fondamentale è quello del recovery fund che dovrà essere impiegato a favore di un nuovo modello di sviluppo sostenibile indirizzato a cancellare le diseguaglianze e redistribuire reddito e ricchezza.Il tempo delle parole è abbondantemente finito e occorre una grande mobilitazione nazionale attorno a questi temi per costringere il governo a fare ciò che serve ed impedire alla peggiore destra reazionaria e retrograda di cavalcare il malcontento per affermare una società fondata su egoismo e intolleranza.Altra idea di città

Considerazioni di Enrico Mariani a quattro anni dal sisma

Dopo quattro anni gli effetti della corsa sotterraneo del drago che ha devastato l’Appennino Centrale sono ancora tutti lì, all’aria aperta, esposti al pubblico sguardo e alla libera interpretazione di chi ha ancora gli occhi per guardare. Bisognerebbe smettere di chiamarla “emergenza”, perché poi arriva il Covid e diventa “emergenza nell’emergenza”, e allora capisci che c’è qualcosa che non va, perché le emergenze per definizione a un certo punto rientrano. In queste zone invece si danno condizioni di vulnerabilità strutturale.
Ci si abitua alle proprie macerie, ma non a quelle degli altri mi dice P. passando a Piedilama, una “Kabul” che continuerà a provocarti quel brivido – è lì che si spalancano le porte dell’immaginazione: quella porta appesa, quel cortile a picco sulla valle, quel letto matrimoniale e il comodino e l’abadjour. Vertigine della quotidianità spezzata “com’era”. Quello attuale viene definito un tempo sospeso che immobilizza tutto il cratere, senza dimenticare la tragedia del maceratese e dell’umbro colpiti dalle scosse del 26 e 30 ottobre 2016 e quella, abruzzese, del 18 gennaio 2017. Il tempo dello stallo, dove si prendono decisioni senza poter vedere né sapere il futuro, dove abitare in SAE è una scelta obbligata se si vuole rimanere, dove la progettualità futura è vincolata ad una ricostruzione che non si sa e non si vede.
Responsabilità diffuse su più livelli, effetti che si scaricano brutalmente sulla vita degli individui e della collettività – vite bombardate e poi recintate, prima negli alberghi ora nelle SAE – in attesa che torni la normalità. Normalità che era abbandono, ma con una storia, dei tempi, degli spazi e degli attori. Una stratificazione di processi politici e culturali che ha prodotto le “aree interne”: zone ricche da un punto di vista naturalistico e culturale, distanti dai grandi centri e interessate, da anni, da un depauperamento sociale ed economico, da una cronica carenza di welfare territoriale e da spopolamento.
Oggi è il giorno del ricordo e le 3 e 36 di Amatrice, Accumoli, Arquata, Pescara e le altre portano il dolore e la rabbia, la stessa di quando ci ripetevamo che era assurdo vedere le macerie ancora lì, che era incredibile che niente si muovesse, che era importante parlarne perché non ci si rende conto. Nel frattempo l’Appennino Centrale continua ad allontanarsi dai radar della politica e dei media, diventa un oggetto culturale tra gli altri, tanto che è possibile inserirlo in una fiction come arco narrativo secondario di uno dei protagonisti. Sembra incredibile. E infatti bisogna continuare a incazzarsi come il primo giorno, come R., che era da un po che non veniva su, e lungo la strada di macerie e case sventrate non smetteva di inveire.
La questione è anche quella di ri-abitare i borghi e le aree interne, ma non serve scomodare le archistar per renderli attrattivi. Piuttosto serve renderli abitabili implementando il welfare e i servizi alla persona, partendo proprio dal diritto all’abitare, dalle pratiche degli attori e delle reti che stanno già prefigurando forme di vita alternative al modello urbano-centrico. È questa la lotta di chi resta, di chi torna e di chi vuole dare un contributo: abitare e costruire devono andare di pari passo. A meno che non si vogliano dei paesi presepe-scenografia: buoni per le foto e per le tasche di pochi, svuotati della territorialità che li ha resi unici, bellissimi e, d’altra parte, così desiderabili per il post-disaster capitalism.

Enrico Mariani

La nostra posizione sul tema delle cooperative sociali

Ciò che sta succedendo in questi giorni all’interno della COOSS Marche non va lasciato nel dimenticatoio. La  più grande cooperativa di servizi sociali, educativi e socio sanitari della Regione porta alla luce un mondo molto lontano dagli ideali di eguaglianza e solidarietà che appartenevano allo spirito cooperativistico.

 A seguito del Covid i vertici della COOSS Marche impongono tagli di salari, tredicesima e giorni di riposo scaricando sui lavoratori/trici uno stato di crisi, emerso improvvisamente. Altra Idea di Città assume la battaglia dei lavoratori e delle lavoratrici della COOSS e denuncia il ricatto morale e del lavoro imposto dai vertici della Cooperativa sugli operatori chiamati a svolgere prestazioni assistenziali ed educative  verso persone in difficoltà (anziani, disabili, minori, persone con disagi psichici, persone con problemi di dipendenze, adulti in difficoltà).

Il COVID ha solo aggravato una situazione già ampiamente fuori controllo: i lavoratori/trici del sociale sono , incastrati in un meccanismo infernale che li condanna sempre più alla povertà e alla precarietà, pur svolgendo un lavoro  difficile, faticoso e a volte pericoloso. Svolgono una funzione pubblica che di fatto è privatizzata, e le cooperative agiscono secondo una logica aziendalista scaricando sui lavoratori il rischio d’impresa a scapito dei diritti e della qualità del servizio. Gli Enti Locali, Comune di Ancona compreso, oltre a Regione e ASUR, hanno esternalizzato  con bandi pubblici  tutto il settore educativo e  socio sanitario, questo rappresenta un vulnus che produce la grave situazione che abbiamo di fronte: sfruttamento del lavoro e carenza di servizi all’utenza più fragile. Non  si può accettare oltre una tale condizione e la vicenda della COOSS Marche è emblematica di una situazione molto estesa sulla quale va fatta piena luce.

E’ necessario il controllo dell’Ente locale appaltante sulle condizioni di svolgimento del servizio e dovranno essere riviste le convenzioni che non garantiscono i diritti degli operatori stabiliti dal Contratto nazionale. E’ necessario strutturare un corpo legislativo di diritto del lavoro sociale chiaro, che non lasci margine di discrezionalità e arbitrarietà alle imprese sociali. E’ necessario un Contratto Unico per tutti i lavoratori e lavoratrici del sociale (da oggi si contano circa 17 tipologie di contratto). Infine, gli Enti Locali devono mantenere la gestione diretta dei servizi essenziali altrimenti non sarà possibile una reale tutela dei lavoratori e degli utenti.

Giornata mondiale dell’ambiente

Oggi, 5 giugno ricorre la giornata mondiale dell’ambiente.
La riflessione di quest’anno verte sul tema della biodiversità.
I campanelli d’allarme che arrivano dal pianeta Terra sono continui e sempre più incalzanti.
“Planet Escape Room, siamo tutti in gioco”, il report del WWF uscito ieri, lancia 12 segnali preoccupanti che ci hanno travolto negli ultimi anni e che dovremmo recepire per poter rispondere all’emergenza ambientale in corso.
La distruzione dell’Amazzonia, vittima di una massiva deforestazione ed oggetto di laceranti incendi, così come le fiamme che hanno avvolto l’Alaska, l’ Australia e la California tra il 2019 ed il 2020, mettono a repentaglio l’intera esistenza della vita sulla terra.
L’aumento delle temperature, lo scioglimento dei ghiacciai, il conseguente innalzamento del livello del mare e la scomparsa di più del 50% delle barriere coralline, sono altri fattori che spezzano l’equilibrio della biodiversità e destabilizzano l’ecosistema a livello globale.
 UNPRECEDENT, ovvero senza precedenti, è la parola che ha usato l’IPBES (Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services dell’ONU) per definire l’azione distruttiva dell’uomo sulla natura.
In Global Assessment Report on Biodiversity and Ecosystem Services, l’IPBES  sottolinea come il 75% dell’ambiente terrestre e il 66% dell’ambiente marino siano stati modificati in modo significativo dall’azione dell’uomo, mettendo a rischio la sopravvivenza di un milione di specie (Maggio 2019).
Nell’era dell’Antropocene, dove la globalizzazione, la massificazione, l’urbanizzazione e lo sfruttamento delle risorse naturali assumono un ruolo centrale, l’equilibrio della natura attraversa una crisi profonda.
La pandemia che stiamo vivendo non è casuale, ma risulta essere una conseguenza indiretta dell’azione dell’uomo sugli ecosistemi naturali.
Nel report del WWF Italia, “Pandemie, l’effetto boomerang della distruzione degli ecosistemi (marzo 2020)”, si mette in luce la correlazione tra l’impatto umano su ambiente ed ecosistemi e il diffondersi di alcune malattie infettive. La distruzione della biodiversità da parte dell’uomo crea le condizioni favorevoli per l’avvento di nuove patologie, come nel caso del Covid-19.
L’insegnamento che dobbiamo recepire da questi mesi è quanto il cambiamento dell’ambiente, sconvolto per mano umana, sia connesso alla diffusione di determinate patologie.
Dunque, la sicurezza della specie umana è in crescente pericolo se non si tutela la biodiversità.
Ritornare ad un rinnovato contatto con la natura ci potrà aiutare a scongiurare altri tipi di patologie, non poi così lontane da noi. Stiamo toccando i famosi “tipping points”, ovvero i punti di non ritorno raggiunti i quali il regolare sistema del ciclo naturale s’inceppa e porta a conseguenze imprevedibili nella specie umana.
In questo periodo di lockdown, dopo essere stati rinchiusi per 3 mesi dentro quattro mura, abbiamo riscoperto la necessità di riconnetterci con la natura. La lezione che questa pandemia vuole darci è proprio quella di riscoprire un rapporto sano tra uomo e ambiente in un mondo sempre più globalizzato e messo in profonda crisi da un mostro invisibile.
La risposta alla costruzione di ospedali sempre più avanzati, disinfettanti chimici sempre più tossici, la gara per la scoperta di un vaccino che salvi l’umanità, va trovata anche nella ricostruzione di un tessuto naturale che abbiamo distrutto e depredato.
La domanda resta aperta: come sarà il mondo che verrà? La pandemia ha sconvolto il nostro vivere quotidiano e messo in discussione le nostre abitudini, le nostre relazioni ed il nostro stile di vita. Ne usciremo migliori? Non ne sono certa, la speranza è che ne usciremo con consapevolezza maggiore sulle evidenti connessioni che esistono nel nostro mondo. La sfida più grande è ridurre i rischi e rimettere al centro del dibattito la tutela dell’ambiente e della biodiversità, essenziali per proseguire la nostra vita su questo pianeta.

Diario di un’artista in quarantena 5 – È giusto?

Dunque…la situazione è più o meno questa.

Noi restiamo a casa. Molte attività sono chiuse e stanno morendo. Altre riaprono con le dovute misure di sicurezza… Ma a chi vendono se tutti dobbiamo restare a casa? Altre non hanno mai chiuso, anche se non producevano beni di prima necessità e senza sufficienti misure di sicurezza, specie al nord. Amazon, la peggiore in tutti sensi, ovunque nel mondo, ma… niente controlli. E’ giusto?

Gli sports, tutti fermi tranne il calcio, che presto riprenderà gli allenamenti, con grande dispiegamento di controlli sanitari di tutti i tipi: tamponi, test sierologici, fatti periodicamente, quindi molte volte per, i giocatori, gli allenatori, i tecnici, i custodi degli impianti, gli addetti alle pulizie, gli addetti alla mensa dei vari ritiri, di tutte le squadre coinvolte.Alcuni vengono da altri paesi, alla faccia di chi non può allontanarsi + di 200 metri. Una grande quantità di persone, con grandi possibilità…direi certezza di assembramenti e possibili contagi. Quindi calciatori ricchi sfondati che hanno vissuto la loro quarantena dorata in villone con giardino e piscina, o cmq in case super confortevoli e spaziose, riprenderanno i loro allenamenti del cazzo, facendo tutti i tamponi del caso e mettendo tutti a rischio. Sono un bene necessario per la comunità? Questo mentre i tamponi e altri controlli non vengono fatti neanche al personale sanitario, se non in casi eccezionali, neanche a chi ha avuto malati e/o morti di covid 19, nemmeno ai morti, alla faccia degli studi scientifici, nemmeno implorando. Questo mentre la mia amica con il padre malato grave di altro s’è preso il covid all’ospedale, dove è ancora, e avendolo curato lei ,la madre e il fratello fino a che hanno potuto, ora vivono chiusi in casa in 50 mq e non hanno diritto ai tamponi. Questo mentre ognuno di noi può essere multato se cammina, nel deserto oltre i 200 metri di distanza da casa, sentendosi un braccato coi sensi di colpa, vittima possibile del delatore frustrato di turno, e i bambini segregati in casa… gli unici che stanno bene … sono i cani. È GIUSTO???

Tiziana Marsili Tosto

Diario di un’artista in quarantena 4 – Andare al mare

Non so cosa fare

andare al mare o morire

che la vita è bella e io

non la posso soffrire

e non la soffro infatti

ne gusto questo sapore amaro

e quando trovo il dolce

lo divoro come un frutto raro

Non so che fare oggi

andare al mar o morire

forse meglio sognare

e io solo questo so fare

provare a fare un sogno caro

che quando tocca terra ..puf scompare

Ma oggi non voglio morire

non soffrire non sognare

So cosa voglio fare

andare al mare

Stamattina ho scambiato i rumori

erano nella mia testa

e pensavo fossero fuori

Non so cosa fare

andare al mare o morire

che la vita è bella e io

non la posso soffrire

Mi gusto al mare questo tepore

spero di dormire

spero che la morte è un sole.

Tiziana Marsili Tosto

Diario di un’artista in quarantena 3 – FASE 2: LA RIPARTENZA. IL TEATRO ANTE COVID 19.

Si riparte. per oggi, non voglio analizzare le regole, le contraddizioni, le assurdità di questa ripartenza. Giusta o no, ormai, anche magari solo inconsciamente e se non osiamo affermarlo, ci speriamo che il mondo post covid19 sarà diverso… in tutti i settori. Ad esempio il lavoro. Oggi vorrei parlare di cultura. Hanno cominciato dalle librerie. In questo periodo, della fase 1, ha vinto il mondo on line che per me è sostanzialmente immorale, e grazie al quale presto le librerie chiuderanno. Eh, dice, voi mette? Stai bello bello a casa , sul divano e t’arriva il libro che hai scelto. A parte che tra un po’ ce morimo su sto divano… No. Vuoi mettere invece entrare in una libreria e non sapere nemmeno che libro comprerai, immersa in quell’odore nuovo di carta stampata… il libro non si sceglie, il libro ti sceglie, ti colpisce un titolo, un’immagine…entri nel mondo delle parole, dei sogni, dei desideri, dei dolori. On line… un cazzo. Ma oggi vorrei parlare di ciò che mi appartiene, il teatro, che oggi non c’è più, nella fase 1, non c’è quello istituzionale, quello ricco, figuriamoci quello povero, quello indipendente. Eh… dice, ma fanno i video! A parte che non je la faccio più co sti video, ormai li fanno tutti! Se non fai un video non sei nessuno. Ma lo spettacolo dal vivo è insostituibile, è unico, è sempre diverso e non c’è video che te lo restituisce, non è retorica è un fatto. Vorrei parlare del teatro indipendente ante covid 19, quello senza fondi, quello che non vuoi chiedere soldi a chi hai visto come funziona e non ti piace. Così entri nella landa desolata del non c’è. Non c’è una sala prova gratis, non c’è neanche a prezzi popolari, uno spazio qualunque da gestire anche con altri difficile, anni fa forse qualcosa, ora sempre di più c’è il monopolio della Santa Istituzione che protegge i famosi e chi ha deciso che dovrà diventarlo. Non c’è un bando, un’opportunità… Eh, dice, ma se sei bravo sfondi lo stesso! Ma se io non volessi sfondare? Se non m’interessasse il successo? Se io volessi vivere di questo lavoro e col mio lavoro parlare alla gente , esprimere il mio pensiero, la mia arte? Eh vabbè, dice, allora sei un amatoriale, lo fai per hobby! No, non sono un amatoriale, ho studiato anni, ho fatto scuole con tanti maestri, speso soldi, tante esperienze, sono un artista che ha urgenza di esprimersi, io lavoro come un professionista …ma senza soldi… in Italia. Eh, dice allora fai qualche performance! Beh? che c’hai contro le performance? E’ il nuovo modo di fare teatro fuori dagli schemi tradizionali! Si, a parte che ormai è vecchia come il cucco come idea. Ma che c’entra? Se uno può lavorare in un teatro, uno spazio decente, dove far venire tante persone, se vuoi sta performance la fai lo stesso, ma fai anche tutto il resto, teatro! Invece ora non ci sono alternative, ora fai il monologo, perché hai meno spese. al massimo sei in due. uno recita e uno fa audio luci…il minimo sindacale e pensi pure come puoi recitare e mettere le luci e la musica contemporaneamente da sola e… si può fare! Tutto si può fare. Io se voglio ti faccio il teatro d’appartamento, massimo 25 persone e l’ho fatto, é il teatro clandestino , quello che se non te piaciuto fatte i cazzi tui, ma se t’é piaciuto fatteli lo stesso! Se vuoi ti faccio il teatro per due, il teatro per coppia, il teatro solo per uno, per te solo…. in macchina 50 e a casa 100, il teatro in camera!…in ascensore, in salotto, in cucina, al cesso! Ti faccio una cagata nel cesso! Va bene? Il teatro al ristorante, cena con delitto, al buio, il teatro sensoriale, tattile, senza scenografia , senza luci, senza musica, senza testo, senza parole , senza corpi, senza attori senza niente, il nulla! Senti vaffanculo fattelo te sto spettacolo de merda! No dico se io volessi lavorare con 10, 20 attori? Dove li metto? Eh! dice, vai per la strada! Magari!!! Eh ma no, per strada no , ce vo’ el permesso. Va bene dammi il permesso. Eh no, dice, c’è il problema della sicurezza, occupamento di suolo pubblico, ecc, non te lo posso dà pe questo, questo e quest’altro motivo. E poi c’è la Siae. Non la voi pagà la Siae? Ma non c’è niente di registrato il testo è mio. Eh, dice, ma c’hai le musiche. Ma sono di un morto, di Beethoven! Chi è sto Beethoven? Semo sicuri che è morto? Niente, senza soldi non fai niente, o meglio potresti fare qualcosa….una performance. In un supermercato, al tempo del covid19 …spacca! Anche questa comunque già stata fatta e comunque anche no, insomma voglio farlo in modo dignitoso, cazzo è arte, è un lavoro! Eh, dice, ma voi sempre aiuti, i soldi! I soldi? Seee una volta! Adesso mi basterebbe non avere ostacoli! Non mi dai un cazzo ? va bene, ma almeno non rompermi i coglioni! E poi i soldi. Fai uno spettacolo, che già se arrivi a farlo sei un eroe , perché le prove non te le paga nessuno, lo fai non so come , non so dove e poi ti dicono: Eh! ma il biglietto 10 euro? No, dai fai 8, 7, 5! Oppure ti danno il 70% di … niente e la gente la porti te, la promozione la fai te, la Siae la paghi te, l’agibilità la paghi te. E tu fai un rapido consulto con uno, massimo 2 malcapitati con cui hai fatto lo spettacolo e vorresti dirgli ma vaffanculo, ma fattelo te lo spettacolo e invece…c’è il ricatto morale, perché lo sanno che gli attori lo vogliono fare e accettano tutto…. davvero delle puttane.

Ecco, questo era il teatro prima, ante covid 19. Ma adesso con la ripartenza cambierà tutto. Ormai il mondo partirà con basi nuove, con un progetto nuovo. Ormai lo avranno capito che la cultura, specie quella dal basso è importante . Senza cultura un popolo… non esiste.

Dedicato a tutti i miei amici attori, registi, drammaturghi, musicisti, cantanti, danzatori, coreografi, scenografi, costumisti, tecnici, artisti di strada e giocolieri…..tutti, in particolare quelli indipendenti.

Tiziana Marsili Tosto

Diario di un’artista in quarantena 2 – IL PROGRESSO SCIENTIFICO E LA GESTIONE DEL GOVERNO AL TEMPO DEL CORONA VIRUS.

Fase 1 che dura dai primi di marzo, durerà fino al 3 maggio e siamo a due mesi… per la fase 2? Non sanno i morti effettivi, intorno ai 18mila , quindi…20mila, in realtà dicono 70, 80 mila …ma sono solo congetture. Non sanno quanti sono i positivi perché non fanno i test, non ci sono ancora? non li vogliono fare? Non li hanno fatti neanche a chi ha avuto morti di covid in casa e non li fanno ai deceduti. Non sanno dei guariti, quanti sono effettivamente immunizzati; ci sono dei test seriologici per verificarlo ma forse arrivano tra 15 giorni, quindi 20… un eternità. Tutti impegnati a gestire lo “tzunami”, il nemico invisibile di cui sanno quasi niente. Come? Tutto il personale sanitario, lasciato a lavorare, spesso con presidi di sicurezza insufficienti. Protocolli inesistenti o inattuati. Evito di insistere nel balletto comunicativo delle mascherine: con, senza, la si, qua no, introvabili, poi trovabili a prezzi da sciacalli, poi ci arriveranno tonnellate di mascherine per tutti gratis… mai viste. Aiuti da altre nazioni, beneficenza e raccolte di soldi come se non ci fosse un domani… e dove cazzo sono finiti? La Lombardia : il fiore all’occhiello….esempio terribile di inefficienza, a parte il personale sanitario che si è fatto il culo a mani nude, in prima linea, ve lo ricordate? No! lasciamo tutto aperto! Usciamo, compriamo , viaggiamo, le aziende non possono chiudere! Partite di calcio in stadi pieni fino all’ultimo. Chissà com’è ch’è esploso in lombardia???? Anziani lasciati morire nelle case di riposo,mettendo a rischio tutti, operatori e parenti. Paesi focolaio non chiusi come zone rosse perché zona delle fabrichette degli amichetti ricchi, che non volevano chiudere e non hanno chiuso. Dicevamo fase 2: il ritorno alla “normalità”, si?, no?, quando? Come? Boh! Gli scienziati… ma solo alcuni, dicono che per uscire dalla prigionia, per stare tranquilli ci vuole almeno il 50% dell’immunità di gregge e siamo al 5%, ma così a occhio! Non facendo nessun tipo di controlli! E poi ritorno alla “normalità”, si perché la gente tra un po’ muore di fame. Ci danno i soldi, non ce li danno, quanti e a chi? A tutti, a molti?Europa si o no?Mes o Corona bond? o James Bond? Poco chiaro. Domande all’Imps: va in tilt! Ma nel frattempo, quale normalità? Tornare gradualmente a continuare a inquinare, distruggere il pianeta e continuare ad ammalarci? Nel frattempo c’è stato qualcuno che ha pensato ad un nuovo modello di sviluppo, nuovi modi e tempi di produrre? E cosa continuare a produrre e cosa mai più? Hanno pensato a delle regole eco sostenibili più stringenti? Perché non hanno messo mano ad un piano di riconversione delle fabbriche per produrre ciò che serviva a combattere questo epidemia? Tipo perché le fabbriche di armi, di F35 hanno continuato a produrre indisturbati? Sono beni di prima necessità???? O Amazon, che vende di tutto , senza nessuna sicurezza per i dipendenti e che hanno pure venduto mascherine e altri presidi a prezzi da sciacallo? E quante altre fabbriche , raffinerie, acciaierie? Gli scienziati ci dicono sempre cosa bisogna fare: 1- i tamponi (solo da poco e solo alcuni).2-Tracciamento degli infetti 3- quarantene mirate ecc…. Ma non hanno fatto e non stando facendo niente di tutto questo! Cure? poco e niente. Vaccino? Tanti annunci, forse si, forse no, tra mesi, anni? In prigionia fino ad allora??????……Cosa fare e come, quale strategie: gli scienziati dicono che dipende dai politici, i politici che dipende dagli scienziati. Ecco. mi chiedo, rispetto alla spagnola di tanti anni fa, quali progressi scientifici e protocolli e tecnologie e strategie sono stati messi in campo, a parte il personale sanitario mandato al massacro? L’unica vera cosa , prima consigliata, poi implorata e poi imposta è… “RESTARE A CASA”… per sempre? … ah dimenticavo..”Lavatevi bene le mani”…. andrà tutto bene.

Tiziana Marsili Tosto

Diario di un’artista in quarantena 1 – T’HO TROVATO …MASCHERINA…..

Sai dove se compra ste mascherine? In farmacia non ce stanno…ma da mo’. Come da mo’ è appena iniziato sto virus. L’ho trovate! Dove? Da un fruttivendolo: Ali baba! Come da un fruttivendolo? e a quanto le mette? Un tipo 7.50 e l’altro tipo a 5. L’una? Mavaff …e allora? L’ho trovate! Dove? In farmacia. e le danno gratis?… Seee, tre a 5 euro. Io invece da un altro 4 a sei euro. Ma le mascherine non costavano 60 centesimi? See na volta! E poi leva la mascherina metti la mascherina. No dice che non serve, è solo per chi sta male, ma quindi anche chi c’ha il raffreddore giusto? Si … ma soprattutto se sei positivo asintomatico. E io che cazzo ne so? Devi fa il tampone. E li fanno i tamponi? No … poghi, solo ai calciatori ai politici e a Valeria Marini, prima d’entrà al grande fratello. Non li fanno manco ai dottori! Vabbe’ ma insomma sta mascherina? La devi mette anche se sei sano, perchè qualcuno te potrebbe infettà. Dove a casa? No se esci e vai un posto chiuso, tipo supermercato o farmacia eccetera. Eccetera…. o supermercato o farmacia! No, c’è pure l’opzione cane, se c’hai un gatto sei fottuto, bambino uguale ..non esci, però c’è l’opzione monnezza e comunque quattro passi sotto casa li poi fa’. Posso anche correre? Potresti ma attenzione potresti essere aggredito da qualcuno o denunciato, attenzione. Ma perchè? Perchè potresti divulgare il virus. Ma come? E’ così, che cazzo te cori, c’è gente che sta a casa , c’è gente che more negli ospedali…adesso più che altro more a casa. Perchè? Perchè te dicono: se stai male sta a casa, dal dottore NO, che ne so morti na cifra, solo per telefono. All’ospedale NO, perchè non c’è posto, pijano solo quelli che stanno per morì, e poi non te conviene, i dottori so messi male, l’ospedale è infetto, mejo che mori a casa almeno te salutano i familiari. Ma non era meglio fare i tamponi prima, prima, così se uno è malato e andava subito all’ospedale… magari c’erano più guariti che morti. NO, i tamponi non ce stanno , so’ finiti, non c’è il personale, non ce so’ i reagenti , noi non li famo, li devi compra dalla Cina , perchè li fa solo la Cina. Ma la Cina c’ha tutto: i virus, i tamponi, i dottori, il danno, la soluzione, ma non potevano fa a meno de magnasse sti pippistrelli vivi e deforestà e allevà i maiali nei grattaceli. Lascia perde che loro so bravi, so stati tutti a casa, mo riaprono piano piano, te inviano le mascherine, i dottori…Vabbe ma insomma sta mascherina? Ma cosa ne sò! Se la trovi bene , senno te la fai a casa, con n’assorbente,la carta da forno e due elastici. Bene , me pare giusto.

Tiziana Marsili Tosto