MOZIONE SU EMERGENZA AMBIENTALE

Si riporta di seguito la mozione presentata da Altra Idea di Città in consiglio comunale per quel che riguarda l’emergenza ambientale.

Il testo è comunque scaricabile in formato PDF al seguente link: MOZIONE EMERGENZA CLIMATICA

MOZIONE

OGGETTO: DICHIARAZIONE STATO DI EMERGENZA CLIMATICA

Premesso che:

  • l’Accordo di Parigi, raggiunto il 12 dicembre del 2015 alla Conferenza annuale dell’Onu sul riscaldamento globale (XXI Conferenza delle Parti, Cop21) e firmato il 22 aprile del 2016 a New York dai capi di Stato e di governo di 195 paesi, Italia compresa, impegna la comunità internazionale a ridurre le emissioni dei gas serra fino a limitare l’aumento della temperatura media globale a 1,5 °C rispetto ai livelli pre-industriali, al fine di ridurre i rischi e gli effetti dei cambiamenti climatici;
  • il Rapporto dell’8 ottobre 2018 dell’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) evidenzia come la soglia massima di sicurezza di aumento della temperatura media globale (1,5°C) rischia di essere superata nel 2030 se non si interverrà urgentemente e che il superamento di tale soglia comporterà alterazioni climatiche irreversibili;
  • il rapporto IPCC è stato redatto da 91 scienziati provenienti da 40 diversi Paesi, che hanno utilizzato oltre 6.000 fonti scientifiche di documentazione del fenomeno per rispondere alla chiamata della Convenzione Quadro per i Cambiamenti Climatici (United Nations Ramework Convention on Climate Change, UNFCCC) contenuta e richiamata nel’Accordo di Parigi del 2015;
  • il richiamato rapporto ICPP riscontra che “limitare il riscaldamento globale a 1,5°C richiederebbe rapide e lungimiranti transizioni in molti settori quali suolo, energia, industria, edilizia, trasporti, e pianificazione urbana”;
  • il Mauna Loa Observatory delle Hawaii ha registrato nella giornata di sabato 11 marzo 2019 la quantità di CO in atmosfera, attestando come abbia superato le 415 parti per milione (ppm) per la prima volta in 800mila anni,

Visto che:

  • Esiste un Patto dei Sindaci contenente impegni diretti ad attuare le politiche energetiche fissate dalla Comunità Europea per il 2020 attraverso il Piano di Azione per l’Energia Sostenibile (PAES) ; il PAES prevede di ottenere nell’anno 2020 una riduzione delle emissioni di CO» del territorio cittadino almeno pari al 25% rispetto a quelle rilasciate in atmosfera nel 2005 (adottato come anno di riferimento) grazie all’attuazione di 86 azioni, divise in 9 settori di intervento (edilizia, illuminazione, mobilità e trasporti, fonti rinnovabili e cogenerazione, pianificazione territoriale e verde pubblico, appalti pubblici, coinvolgimento dei cittadini, informazione e comunicazione e rifiuti);

Considerato che:

  • i rapporti scientifici dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), della Lancet Commission, della Carta di Roma dell’Istituto Superiore della Sanità e dell’Associazione Medici per l’Ambiente (ISDE) hanno evidenziato come i cambiamenti climatici causano effetti negativi irreversibili sulla salute, a detrimento della qualità della vita in particolare per le giovani generazioni;
  • al fine del raggiungimento degli obiettivi dell’Accordo di Parigi occorre orientare le attività umane verso nuovi livelli di sostenibilità ambientale e sociale, basati su una completa decarbonizzazione delle fonti di energia a favore di quelle rinnovabili, il risparmio energetico in ogni settore, un’innovazione tecnologica al servizio della collettività e un uso responsabile delle risorse naturali;

Si impegna il Sindaco e la Giunta a:

I. Dichiarare simbolicamente lo stato di Emergenza Climatica e Ambiemale.

  1. Riconoscere alla lotta ai cambiamenti climatici un ruolo prioritario nell’agenda dell’Amministrazione comunale, attenendosi alle direttive dell’Accordo di Parigi con particolare riguardo agli investimenti volti a ridurre le emissioni di gas serra.

3, intraprendere un dialogo istituzionale con gli enti governativi regionali e nazionali, affinché si dia concreta attuazione a provvedimenti volti alla lotta contro i cambiamenti climatici e alla riduzione delle emissioni di gas serra.

4 provvedere ad informare, educare ed orientare i cittadini verso modelli di consumo sostenibili, riducendo i consumi energetici, i rifiuti, gli sprechi alimentari, dell’acqua e il consumo della plastica.

5 ridurre considerevolmente le emissioni di gas serra del territorio cittadino entro il 2030, accelerando parallelamente le strategie di adattamento e resilienza nei confronti degli effetti dei cambiamenti climatici.

6 Intraprednere politiche volte all’abbattimento delle emissioni inquinanti sul territorio con particolare attenzione alla questioni del traffico, della viabilità e del porto.

7 Invitare il Governo italiano a riformulare tutti i propri programmi di politica energetica e ambientale in funzione della prioritaria tutela del diritto umano al clima.

Francesco Rubini Filogna,capogruppo Altra Idea di Città

Nuova banchina crociere al molo Clementino: le ragioni del nostro NO

Riportiamo il documento condiviso dalle organizzazioni territoriali in cui vengono spiegate le ragioni del NO al progetto della nuova banchina per crociere al molo Clementino, nel porto antico:

Documento condiviso banchina crociere

Hanno aderito a questo documento:

  • Altra Idea di Città
  • APS Portonovo per Tutti
  • Italia Nostra
  • Legambiente
  • Cittadini in Comune/Falconara Bene Comune
  • Siamo Falconara – Sinistra in Comune.
  • Ondaverde Onlus Falconara
  • Potere al Popolo
  • Forum paesaggio Marche
  • Falkatraz laboratorio dell’autogestione
  • Spazio Comune Heval
  • Partito Comunista Italiano

Trivelle, ambiente, energia. Intervista a Raffaele Cerulli, ingegnere ambientale.

Pubblichiamo, di seguito, un’intervista a Raffaele Cerulli, ingegnere ambientale e del territorio e consulente Green Economy per la regione Marche dal 2009 al 2014, sulle questioni trivelle, ambiente e politiche energetiche.

Esistono studi statistici o correlazioni circa la presenza di trivelle ed il dissesto idrogeologico di un’area? In un territorio come quello italiano, soggetto a movimenti sismici continui, la trivellazione contribuisce ulteriormente a tali movimenti?
La subsidenza colpisce l’Emilia Romagna da sempre, infatti sono state trovate delle correlazioni tra l’intensificarsi dell’attività estrattiva dagli anni ‘60 in poi ad un accelerazione di questo fenomeno. La subsidenza è il lento e progressivo sprofondamento del fondo di un bacino marino o di un’area continentale, e può essere causato da situazioni naturali o artificiali che vengono ad influire sui valori che caratterizzano la stratigrafia del terreno. Studi della Regione Emilia Romagna, dimostrano che ci sono relazioni che hanno accelerato il fenomeno della subsidenza causando danni non indifferenti al territorio specialmente nel Ravennate (per estrazione gas) e nel Bolognese (per estrazione acqua ad uso irriguo/zooetecnico).

Ci sono relazioni tra trivellazioni e terremoto?
Dal punto di vista scientifico i terremoti si dividono in due categorie: ci sono i terremoti tettonici prodotti da fattori naturali e/o antropogenici nei quali è l’attività umana ad avere un ruolo nel portare il sistema al punto di rottura e a causare il terremoto. I terremoti antropogenici sono indotti dallo sforzo esterno, se questo tipo di sforzo può essere tale da causare un evento sismico si, allora è possibile.
Il terremoto indotto è un fenomeno generato dall’attività umana, sufficiente a far spostare il sistema da uno stato quasi critico ad uno stato instabile. L’evento sismico sarebbe avvenuto prima o poi, ma probabilmente in tempi successivi ed imprecisabili, perché il terreno rimane comunque soggetto a tale fenomeno. Nonostante ciò, il terremoto indotto può presentarsi anche diversi anni dopo l’attività antropica. Questo fenomeno è stato dimostrato scientificamente, oltre che l’Italia di per se territorio sismico, riguarda anche altri territori dove c’è attività di estrazione petrolifera. In riferimento all’Emilia Romagna, è stata istituita la commissione ICHESE (International Commission of Hidrocarbur Esploration and Sysmicity), a seguito del terremoto del 2012, per valutare se ci fossero state relazioni tra il terremoto e le forti attività di prospezione ed estrazione della zona interessata. La commissione non ha completamente escluso la possibilità che ci siano state suddette relazioni asserendo che” in base alla sismicità storica della zona si può ritenere molto probabile che il campo di sforzi su alcuni segmenti del sistema di faglie nel 2012 fosse ormai prossimo alle condizioni necessarie per generare un terremoto ..non può essere escluso che le azioni estrattive in una regione tettonicamente attiva possano aver contribuito, aggiungendo un piccolissimo carico, all’attivazione di un sistema di faglie che aveva già accumulato un sensibile carico tettonico e che stava per raggiungere le condizione necessaria a produrre un terremoto. Non è possibile escludere ma neanche provare che le azioni di sfruttamento del sottosuolo possano aver contribuito ad innescare l’attività sismica”.

Quali danni sostanziali provoca la tecnica dell’Air gun? Che tipo di impatto ha su fauna e flora marina? sulla pesca e sul turismo?
Il ministero dell’ambiente e l’Ispra hanno istituito una commissione per valutare le relazioni tra l’utilizzo della tecnica dell’air gun, la flora, la fauna e le attività economiche delle aree interessate.
L’air gun è la tecnica principale d’ispezione per verificare possibili giacimenti nei fondali marini e consiste nel sparare aria compressa in acqua, producendo delle onde che si propagano in direzione del fondale. Tali onde vengono riflesse dai vari strati della crosta terrestre e tornano in superficie ai ricettori, che analizzano la velocità di queste onde e riescono a stabilire la stratigrafia del suolo, riconoscendo appunto attraverso la velocità la tipologia delle rocce e se al loro interno ci sono gas o liquidi.
Uno studio, condotto sui molluschi, ha dimostrato che esiste una relazione tra la flora, la fauna marina e la tecnica dell’air gun. Una serie di ricerche, condotte in Australia da Jayson Semmens dell’università della Tasmania, si è basata sulle capesante, aragoste e sullo zooplancton. Il ricercatore ha sottoposto un campione di capesante e aragoste allo stesso tipo di stress che subirebbero con la tecnica dell’air gun. Il risultato è stato evidente: le capesante e le aragoste trattate hanno riscontrando forti stress fisiologici e un tasso di mortalità superiore a quelle non colpite dai getti d’aria. Il dato più preoccupante è quello sullo zooplankton, la ricerca ha dimostrato che l’airgun causava la morte dello zooplankton, alla base della catena alimentare, fino ad una distanza di 1.2 chilometri. Parlando di danni alla pesca tutte le ricerche sinora effettuate, comprese quelle dell’Ispra italiana, hanno rilevato in conseguenza di prospezioni sismiche, una diminuzione dei tassi di cattura da parte della pesca commerciale per risposte comportamentali di allarme, evitamento, migrazione e perdita di equilibrio

Quanti sono i siti di esplorazione operativi? E quanto costano?
Secondo il Mise, in Italia esistono riserve di petrolio certe, cioè facilmente estraibili, consolidate, sappiamo dove sono e conosciamo la facilità/ difficoltà di estrarle. In Italia le tonnellate di petrolio certe sono 8 milioni, 3 milioni sono quelle probabili e meno di un milione le possibili. Le riserve riguardanti il gas sono 30 milioni certe, 30 probabili, 11 milioni di possibili.
Queste riserve, rispetto al fabbisogno italiano, sono una quantità esigua. Anche se riuscissimo ad estrarre tutto lo stock, di gas e petrolio che possediamo, nei prossimi 10/15 anni non riusciremmo a far scendere l’esportazione perché dipenderemmo comunque dall’estero se i consumi restano invariati rispetto al momento attuale.
Le piattaforme che abbiamo nel mare sono 88, di queste più di 1/3 sono completamente in abbandono, altre da anni lavorano al minimo ovvero costantemente al di sotto della franchigia (cifra sotto la quale i petrolieri sono esentati dal pagamento delle royalties). Le compagnie petrolifere mantengono queste piattaforme al limite minimo per non smantellarle perché non vogliono sostenere costi così ingenti.

Quali sono le tecnologie alternative e come impattano?
Le rinnovabili restano il futuro, insieme ad altre strategie quali l’efficienza energetica, la mobilità sostenibile, l’ economia della condivisione, l’economia circolare , il riclico, riutilizzo, ecc. .
In Italia, secondo il gestore della rete Terna, nel 2018 le fonti rinnovabili hanno coperto il 35% della produzione di energia, 3 punti in più rispetto al 32% del 2017 anno in cui ha pesato la siccità azzerando l’idroelettrico, ma due punti % in meno rispetto al 2016 quando hanno coperto il 37% della produzione totale, 4% in meno rispetto al 39% nel 2015 e ben 8% in meno rispetto al 43% nel 2014. Nulla da stupirsi visto che in Italia le rinnovabili sono state messe in un angolo proprio a partire dal 2014, quando si è deciso di tagliare tutti gli incentivi pubblici, il che non sarebbe stato un problema se non fossero state fatte ad esempio dal Governo Renzi misure punitive retroattive, visto che ad oggi gran pate degli investimenti sulla green economy si reggono da soli, senza incentivi. Investitori nazionali e internazionali di punto in bianco si sono visti sottoposti ad un vero e proprio sistema punitivo/vessatorio nei confronti della filiera italiana delle rinnovabili, anche con campagne di disinformazione finanziate e sostenute dalle lobbies del petrolio e sposate in pieno da tutti gli ultimi governi. Basti pensare che nel settore, secondo tutti gli analisti, dal 2014 ad oggi si sono persi miliardi di investimenti privati e decine di migliaia di posti di lavoro.
Solo con il fotovoltaico l’Italia ha già raggiunto nel 2014 l’obiettivo di produzione di energia eletrica da fonti rinnovabili fissato al 2020, questo era il potenziale, probabilmente il fatto che nel 2013 e nel 2014 proprio per il boom del fotovoltaico, decine e decine di centrali elettriche a carbone e gas in Italia siano rimaste ferme ha creato problemi a qualche multinazionale…

[In base all’accordo di Parigi e alle successive cop che si sono svolte negli anni , di cui l’ultima proprio pochi mesi fa in Polonia, si è ribadita la necessità di contenere gli effetti del cambiamento climatico. Cosa pensa a riguardo?
*considerando che anche l’IPCC, il piu illustre istituto che si occupa allo studio dei cambiamenti climatici ha dichiarato che ci restano soltanto 12 anni per salvare il pianeta dall’imminente catastrofe Grazie a Bolsonaro che vuole deforestare l’Amazzonia, Trump e Salvini che vogliono trivellare tutto il trivellabile credo che il futuro ci riservi cose terribili e gli effetti del cambiamento climatico si faranno sentire sempre prima. Basta informarsi a quello che è successo a Gennaio in Australia (caldo record, autostrade fuse, moria di pipistrelli) e poi a Febbraio (alluvioni record, allagamenti di numerose città, con i coccodrilli che ti bussano letteralmente alla porta di casa) o al vortice polare che a cavallo di gennaio e febbraio ha attanagliato gli Usa: temperature fino a -50 gradi e decine di morti per congelamento.
In italia negli ultimi 20 anni ci sono stati più eventi catastrofici naturali (alluvioni, allagamenti, frane) che hanno causato morti e danni economici, che dal 1850 al 1999, i numeri sono li basta leggerli e darsi delle risposte ed il climate change è l’unica sensata.
Ma la terra è una e se vogliamo vivere qui dobbiamo scendere a compromessi con noi stessi.

Emendamenti AIC per Ordine del Giorno del Bilancio di Previsione 2019

Altra Idea di Citta, tramite il consigliere Francesco Rubini Filogna, ha presentato i seguenti emendamenti all’Ordine del Giorno per la seduta del Consiglio Comunale del 18/01,  riguardante il Bilancio di Previsione 2019 del comune di Ancona.

  • Emendamento 1 per impegnare l’amministrazione ad una adeguata azione di tutela e messa in sicurezza dell’area di falesia del Passetto: Falesia del Passetto
  • Emendamento 2 per impegnare l’amministrazione a tutelare l’area del Parco del Cardeto dal rischio di speculazioni e per programmarne una riqualificazione in armonia con l’ambiente e la storia del parco stesso: Parco del Cardeto
  • Emendamento 3 per impegnare l’amministrazione ad interrompere il progetto di realizzazione del parcheggio multipiano presso l’ex
    Caserma San Martino: Parcheggio Ex Caserma San Martino
  • Emendamento 4 per impegnare l’amministrazione a mantenere la destinazione pubblica e sociale dei locali dell’Area Ex Mattatoio, e a sostenere il proseguimento dell’esperienza della Casa delle Culture: Area Ex Mattatoio
  • Emendamento 5 per impegnare l’amministrazione ad interrompere il processo di alienazione dell’Ex Caserma Stamura all’interno dell’area del Parco del Cardeto: Ex Caserma Stamura
  • Emendamento 6 per impegnare l’amministrazione a tutelare la rilevanza pubblica e non tagliare i servizi di refezione scolastica e scuolabus: Scuolabus E Refezione

Legge 194, AIC: “Nessuno spazio per fondamentalisti e oscurantisti”

Anche ad Ancona è ufficialmente partita la guerra alla legge 194.
A portarla avanti, varie organizzazioni del mondo fondamentalista cattolico, guidate dalla capofila ProVita, costola del movimento neofascista Forza Nuova.
Questi novelli crociati hanno infatti ammorbato l’attesa dei viaggiatori alle fermate degli autobus con l’orrendo fetore dei loro manifesti in cui, non solo difendono l’ormai anacronistica obiezione di coscienza dei medici, ma addirittura la rivendicano come un dovere.
Per loro sette ginecologi antiabortisti su dieci sono troppo pochi, quando in un paese civile non dovrebbe essercene nemmeno uno in tutto il sistema sanitario nazionale.
I manifesti in questione sono tra l’altro ingannevoli, infatti descrivono il feto umano ad undici settimane di gestazione come un bambino assolutamente già formato, al mero scopo di suggestionare persone impressionabili e facilmente manipolabili.
Lo scopo è semplice, cercare di creare un movimento di opinione che permetta a questi loschi figuri, già forti in parlamento tramite le disgustose figure del senatore Pillon e del ministro Fontana, di poter modificare in senso restrittivo la legge 194, in modo di abolirla “de facto”. Cosa, tra l’altro, che già succede in alcune zone d’Italia in cui non sono presenti negli ospedali medici che pratichino l’aborto, costringendo le donne a rivolgersi a strutture al di fuori della propria provincia o addirittura regione.
Ovviamente, la guerra alla 194 è per questi signori solo una delle battaglie, fondamentale però, per l’obiettivo che vogliono perseguire: (ri)portare l’Italia ad essere una società culturalmente da alto medioevo, una società sullo stampo di quelle fondamentaliste islamiche che a parole tanto denigrano ma che nei fatti dimostrano di invidiare.
In sole tre parole, non glielo permetteremo.
Checché questi signori ne vogliano, siamo nel 2019, non nel 1019. Non staremo a guardarli distruggere tutti i progressi che sono stati fatti in tanti anni di lotte per i diritti delle donne e in gneerale per la parità dei generi.
Invitiamo tutta la popolazione cittadina a manifestare il proprio dissenso, ogni volta che ne ha occasione e nelle forme che ritiene più opportune, contro questi fautori di un ritorno ad un periodo di teocrazia oscurantista.
Per quanto ci riguarda abbiamo già depositato in Consiglio Comunale una mozione tramite il nostro consigliere Rubini con cui chiediamo la difesa della legge 194 e l’impegno di tutte le istituzioni a garantirne l’effettiva applicazione in tutto il territorio.

Altra Idea di Città

ALTRA IDEA DI SICUREZZA

In occasione del consiglio comunale monotematico sulla sicurezza, Altra Idea di Città ha presentato il seguente ordine del giorno.

CONSIGLIO COMUNALE 5/12/2018

ORDINE DEL GIORNO

Premesso che

  • Ancona ha subito profondi cambiamenti a partire dalla sua conformazione urbanistica, sociale e culturale;

  • Il territorio comunale ha subito un progressivo processo di “slabramento” e di espansione dimensionale abnorme a fronte dello spopolamento della città ormai da molti anni in perenne decrescita demografica;

  • Lo sviluppo urbano della città non è stato in nessun modo programmato ed intere aree si sono trasformate in quartieri dormitorio, altre in zone ove si sono concentrate comunità migranti e straniere;

  • La città ha visto negli anni un progressivo abbandono e degrado dei suoi spazi, a partire da una parte rilevante del patrimonio immobiliare pubblico e privato, una diminuzione della qualità della vita, un isolamento politico ed istituzionale non degno di un capoluogo di Regione; sono venuti meno progetti a lungo termine, risorse economiche, iniziative culturali, spazi di aggregazione, momenti di socialità, cura del territorio e dei suoi quartieri;

  • Il progressivo processo di sfibramento del tessuto cittadino, e più in generale della comunità anconetana, si è accompagnato a condizioni di vita più difficili dentro un quadro di profonda e prolungata crisi economica che ha prodotto precarietà e povertà che sono alla base di molteplici fenomeni di emarginazione e disagio;

Considerato che:

  • Il quadro economico – sociale di cui sopra ha acutizzato diseguaglianze, situazioni di degrado, insicurezza e marginalità soprattutto nei quartieri cittadini più popolosi producendo molto spesso episodi di abbandono, micro-criminalità, violenza;

  • Il problema “sicurezza” è stato fatto oggetto di speculazione politica a fini elettoralistici mediante una narrazione mediatica spesso falsata e foriera di infondati timori tra la popolazione cittadina;

Sottolineato che:

  • I dati e le statistiche hanno più volte smontato il castello allarmistico creato ad arte da chi ha inteso e intende soffiare sulla paura delle persone già vittime di un contesto economico e sociale di grave difficoltà;

  • La sicurezza non può e non deve essere derubricata a problema di solo ordine pubblico, ma va ricompresa in un quadro più ampio di programmazione a lungo termine che coinvolga tutti i settori di azione della politica cittadina: decoro, riqualificazione urbana, cultura, aggregazione, socialità, pulizia, verde pubblico…;

  • Le politiche proibizioniste, repressive e securitarie, ovunque attuate, hanno dimostrato di essere inefficaci ed anzi spesso controproducenti;

  • L’amministrazione comunale, e men che meno il Consiglio Comunale, possono sostituirsi alle forze dell’ordine e all’apparato sanzionatorio – repressivo dello Stato nel rispetto del principio Costituzionale della divisione dei poteri e delle competenze;

  • Compito della politica è quello di creare le condizioni sociali, economiche e culturali affinché la popolazione possa condurre un’esistenza libera e dignitosa,

Si impegna il Consiglio Comunale e l’amministrazione a:

  1. Interrompere il tentativo, in gran parte infruttuoso e fuorviante dal punto di vista degli equilibri finanziari, di alienazione del patrimonio immobiliare pubblico della città di Ancona per concentrarsi sulla sua riqualificazione attraverso la rigenerazione di immobili abbandonati e in disuso, a partire dai tanti circoli di quartiere e dagli stabili chiusi e senza destinazione;

  2. Impedire alla rendita immobiliare privata di rimanere economicamente improduttiva e socialmente dannosa utilizzando tutti gli strumenti ed i poteri previsti dalla legge per ri-equilibrare la proprietà privata con il fine sociale previsto dalla Costituzione: nessuno stabile privato può essere abbandonato nell’incuria e nel degrado a scapito dell’interesse pubblico e della sicurezza dei cittadini;

  3. Incentivare i presidi sociali, culturali e commerciali nelle aree maggiormente degradate e periferiche favorendo controllo, decoro e pulizia di strade, immobili, percorsi;

  4. Progettare un’illuminazione diffusa ed ecocompatibile e sostenere l’implementazione del vigile di quartiere;

  5. Concentrare maggiori sforzi, politici, economici e istituzionali nella cura e nel rilancio dei quartieri periferici e delle frazioni;

  6. Sostenere e implementare il piccolo-medio commercio al dettaglio ed indirizzare maggiore attenzione alla manutenzione e alla rinascita dei mercati rionali come luoghi di contrasto al degrado e di radicamento della comunità;

  7. Sostenere ed aumentare i servizi al cittadino e le politiche pubbliche di welfare, incentivare pratiche che promuovano il rispetto e il senso civico a partire dalla formazione scolastica; migliorare il raccordo tra i servizi comunali e le realtà associative e di volontariato per monitorare le emergenze sociali;

  8. Rendere la città più solidale ed accogliente attraverso l’implementazione di servizi sociali che promuovano maggiore integrazione ed inclusione dei cittadini italiani e stranieri a partire dai quartieri più problematici del Piano e degli Archi monitorando costantemente le esigenze dei cittadini;

  9. Sviluppare e favorire iniziative di gestione condivisa di spazi pubblici, aree verdi, impianti sportivi, piazze, strade anche tramite pratiche di pulizia e abbellimento costante;

  10. Favorire attività di miglioramento estetico incentivando street art, installazioni artistiche, concorsi di idee e progetti;

  11. Sviluppare i neonati Consigli Territoriali di Partecipazione come veri strumenti di partecipazione e democrazia dal basso;

  12. Evitare l’utilizzo dei taser ed ogni altra ipotesi di armamento della Polizia Locale, aumentare il grado di collaborazione con le forze dell’ordine e gli organi inquirenti, rendere efficace il sistema di video-sorveglianza presente in città.

FRANCESCO RUBINI FILOGNA, ALTRA IDEA DI CITTA’

Maxi parcheggio all’ex San Martino, Rubini (AIC): “Idea medievale”

Era nell’aria da tempo, adesso c’è l’ufficialità: la truppa guidata dalla Mancinelli intende risolvere il problema della sosta e della viabilità con la realizzazione di un maxi parcheggio a sei piani nell’area dell’ex caserma San Martino, in pieno centro, tra case, uffici e scuole.
Dopo aver chiuso la stazione marittima ed aver abbandonato ogni progettualità degna di nota su mobilità dolce e sostenibile, l’amministrazione getta definitivamente la maschera decidendo di portare altre auto e altro smog in pieno centro.
Un’idea medievale dunque, in controtendenza alle più avanzate città d’Europa, a cui si sommano i pesanti dubbi sulla realizzabilità dell’opera che dovrebbe sorgere in uno spazio stretto e angusto prospiciente a decine di abitazioni e alla scuola Faiani e le perplessità sulla sua funzionalità rispetto alla già complicata uscita dalla galleria San Martino.
Il progetto, oltre che sul piano viabilistico e dei parcheggi, è dannoso anche dal punto di vista della riqualificazione urbana: le città si rigenerano creando verde pubblico, spazi di aggregazione, luoghi di incontro e non certo con maxi parcheggi multipiano.
Contro questa ennesima follia ci opporremo con ogni mezzo, dentro e fuori dal Consiglio Comunale.

Francesco Rubini , capogruppo Altra Idea di Città

Smantellamento binari stazione marittima, Rubini (AIC): “Addio metropolitana di superficie”

Le foto dello smantellamento definitivo dei binari interni al porto diretti alla stazione marittima fanno davvero male.
Fanno male alla città ed al territorio anconetano nella sua interezza, fanno male ai tanti pendolari che per anni hanno utilizzato quei binari; fanno male alle tante realtà associative e politiche che negli ultimi anni si sono battute contro la chiusura della stazione marittima.
Questa città, dunque, dice addio al progetto di Metropolitana di superficie che avrebbe permesso al territorio locale, da Osimo a Senigallia, di sperimentare una mobilità su ferro veloce ed efficace in controtendenza al traffico su gomma ormai dai flussi insostenibili.
Diciamo addio alla possibilità di entrare nel cuore della città senza inquinare, addio ad un’idea futuristica di Inter-modalità.
Un altro grave errore strategico da parte dell’amministrazione comunale, un duro colpo al futuro del capoluogo dorico, privato di un’altra possibilità di sviluppo.

Francesco Rubini, capogruppo Altra Idea di Città

Ronde, Rubini (AIC): “Incostituzionali e pericolose”

Nell’epoca della politica della paura, dell’intolleranza e della repressione, non poteva mancare l’arrivo delle ronde anche ad Ancona.
A proporle è la Lega che, incapace di discutere di qualsiasi altra cosa, torna a soffiare sul fuoco delle insicurezze dei cittadini anconetani invocando l’uso generalizzato della forza pubblica, la militarizzazione delle nostre città e la possibilità di un non ben precisato controllo diretto del territorio da parte dei cittadini.
Proposte non solo completamente fuori da ogni dettame Costituzionale, ma profondamente inutili perché criminogene e pericolose in quanto incapaci di produrre sicurezza se non sul mero piano di quella percepita.
Studi ed esperienze dirette dimostrano infatti che non è alzando il livello della repressione e dello scontro sociale che si costruiscono comunità pacifiche ed integrate.
Occorre piuttosto potenziare il lavoro sul territorio del Comune in collaborazione con le forze dell’ordine esistenti, dei servizi sociali aumentando la qualità della vita delle persone, del terzo settore, dell’associazionismo e del volontariato.
Luoghi sicuri si costruiscono a partire da città vissute e vivibili, partecipate e solidali.
La lega farebbe dunque bene ad occuparsi dei propri disastri al governo del paese o delle accuse che pesano sulla testa del loro leader nonché ministro degli interni Matteo Salvini, indagato per gravi reati in relazione alla vicenda della nave Diciotti.
O piuttosto potrebbero impegnare il loro tempo nella ricerca dei 49 milioni di euro di soldi pubblici fatti scomparire dalle case del partito leghista ed ormai da tempo sotto sequestro da parte del Tribunale di Genova.

Francesco Rubini , capogruppo Altra Idea di Città

Pozzo di perforazione tra Ancona e Falconara, Altra Idea di Città: “Ennesima scelta dannosa”

Abbiamo appreso in questi giorni la notizia che la multinazionale Eni ha richiesto la costruzione di un nuovo pozzo di perforazione a soli 35 km dalla costa tra Ancona e Falconara.
L’iter burocratico per concedere il via libera alla piattaforma è al vaglio del Comitato tecnico per la valutazione sull’impatto ambientale (CTVIA).
L’8 agosto la società Eni ha presentato al ministero dell’ambiente la richiesta di concessione di un nuovo pozzo. Ora cosa è possibile fare?
Intanto i cittadini tutti ed i Comuni sia di Ancona che di Falconara, possono presentare osservazioni al progetto entro 60 giorni dalla presentazione di suddetta richiesta (ovvero entro il 1dicembre 2018) e questo è il primo fronte su cui impegniamo il nostro movimento politico.
L’ Art 4 comma 3 del codice dell’ambiente recita che “La valutazione ambientale di piani, programmi e progetti ha la finalità di assicurare che l’attività antropica sia compatibile con le condizioni per uno sviluppo sostenibile, e quindi nel rispetto della capacità rigenerativa degli ecosistemi e delle risorse, della salvaguardia della biodiversità e di un’equa distribuzione dei vantaggi connessi all’attività economica.”
In una nota la società Eni dichiara che non sussisterà “nessun disturbo alla salute pubblica e all’ambiente”.
Ci chiediamo come questo sarà possibile dal momento in cui quotidianamente la città di Falconara, e di riflesso quella di Ancona, è invasa da esalazioni tossiche e/o residui di materiale catramoso sulla spiaggia antistante la Raffineria.
E’ di pochi giorni fa il ritrovamento di Grumi di Morchia di idrocarburi sulla spiaggia di Falconara M.
Di fronte a tutto questo Altra idea di città continua a sostenere le lotte ambientali cittadine, dal Comitato Trivelle Zero al Comitato Mal’aria di Falconara, sostenendo la necessità di una nuova politica energetica alternativa, che punti all’eliminazione delle fonti fossili e tuteli l’ambiente e per questo si batterà affinchè questo nuovo pozzo non prenda vita; c’è in ballo la salute della nostra città e del nostro territorio.
La domanda resta dunque sempre la stessa: come è possibile continuare ad investire nelle energie fossili, nonostante gli accordi presi a livello globale e nonostante le promesse dell’attuale governo che, durante la campagna elettorale e negli anni, ha sempre sostenuto politiche energetiche alternative? Come mai ora cambia strategia? Davvero i poteri economici giocano un ruolo cosi importante da soppiantare il diritto costituzionale alla salute e all’ambiente?

Altra Idea di Città