ALTRA IDEA DI SICUREZZA

In occasione del consiglio comunale monotematico sulla sicurezza, Altra Idea di Città ha presentato il seguente ordine del giorno.

CONSIGLIO COMUNALE 5/12/2018

ORDINE DEL GIORNO

Premesso che

  • Ancona ha subito profondi cambiamenti a partire dalla sua conformazione urbanistica, sociale e culturale;

  • Il territorio comunale ha subito un progressivo processo di “slabramento” e di espansione dimensionale abnorme a fronte dello spopolamento della città ormai da molti anni in perenne decrescita demografica;

  • Lo sviluppo urbano della città non è stato in nessun modo programmato ed intere aree si sono trasformate in quartieri dormitorio, altre in zone ove si sono concentrate comunità migranti e straniere;

  • La città ha visto negli anni un progressivo abbandono e degrado dei suoi spazi, a partire da una parte rilevante del patrimonio immobiliare pubblico e privato, una diminuzione della qualità della vita, un isolamento politico ed istituzionale non degno di un capoluogo di Regione; sono venuti meno progetti a lungo termine, risorse economiche, iniziative culturali, spazi di aggregazione, momenti di socialità, cura del territorio e dei suoi quartieri;

  • Il progressivo processo di sfibramento del tessuto cittadino, e più in generale della comunità anconetana, si è accompagnato a condizioni di vita più difficili dentro un quadro di profonda e prolungata crisi economica che ha prodotto precarietà e povertà che sono alla base di molteplici fenomeni di emarginazione e disagio;

Considerato che:

  • Il quadro economico – sociale di cui sopra ha acutizzato diseguaglianze, situazioni di degrado, insicurezza e marginalità soprattutto nei quartieri cittadini più popolosi producendo molto spesso episodi di abbandono, micro-criminalità, violenza;

  • Il problema “sicurezza” è stato fatto oggetto di speculazione politica a fini elettoralistici mediante una narrazione mediatica spesso falsata e foriera di infondati timori tra la popolazione cittadina;

Sottolineato che:

  • I dati e le statistiche hanno più volte smontato il castello allarmistico creato ad arte da chi ha inteso e intende soffiare sulla paura delle persone già vittime di un contesto economico e sociale di grave difficoltà;

  • La sicurezza non può e non deve essere derubricata a problema di solo ordine pubblico, ma va ricompresa in un quadro più ampio di programmazione a lungo termine che coinvolga tutti i settori di azione della politica cittadina: decoro, riqualificazione urbana, cultura, aggregazione, socialità, pulizia, verde pubblico…;

  • Le politiche proibizioniste, repressive e securitarie, ovunque attuate, hanno dimostrato di essere inefficaci ed anzi spesso controproducenti;

  • L’amministrazione comunale, e men che meno il Consiglio Comunale, possono sostituirsi alle forze dell’ordine e all’apparato sanzionatorio – repressivo dello Stato nel rispetto del principio Costituzionale della divisione dei poteri e delle competenze;

  • Compito della politica è quello di creare le condizioni sociali, economiche e culturali affinché la popolazione possa condurre un’esistenza libera e dignitosa,

Si impegna il Consiglio Comunale e l’amministrazione a:

  1. Interrompere il tentativo, in gran parte infruttuoso e fuorviante dal punto di vista degli equilibri finanziari, di alienazione del patrimonio immobiliare pubblico della città di Ancona per concentrarsi sulla sua riqualificazione attraverso la rigenerazione di immobili abbandonati e in disuso, a partire dai tanti circoli di quartiere e dagli stabili chiusi e senza destinazione;

  2. Impedire alla rendita immobiliare privata di rimanere economicamente improduttiva e socialmente dannosa utilizzando tutti gli strumenti ed i poteri previsti dalla legge per ri-equilibrare la proprietà privata con il fine sociale previsto dalla Costituzione: nessuno stabile privato può essere abbandonato nell’incuria e nel degrado a scapito dell’interesse pubblico e della sicurezza dei cittadini;

  3. Incentivare i presidi sociali, culturali e commerciali nelle aree maggiormente degradate e periferiche favorendo controllo, decoro e pulizia di strade, immobili, percorsi;

  4. Progettare un’illuminazione diffusa ed ecocompatibile e sostenere l’implementazione del vigile di quartiere;

  5. Concentrare maggiori sforzi, politici, economici e istituzionali nella cura e nel rilancio dei quartieri periferici e delle frazioni;

  6. Sostenere e implementare il piccolo-medio commercio al dettaglio ed indirizzare maggiore attenzione alla manutenzione e alla rinascita dei mercati rionali come luoghi di contrasto al degrado e di radicamento della comunità;

  7. Sostenere ed aumentare i servizi al cittadino e le politiche pubbliche di welfare, incentivare pratiche che promuovano il rispetto e il senso civico a partire dalla formazione scolastica; migliorare il raccordo tra i servizi comunali e le realtà associative e di volontariato per monitorare le emergenze sociali;

  8. Rendere la città più solidale ed accogliente attraverso l’implementazione di servizi sociali che promuovano maggiore integrazione ed inclusione dei cittadini italiani e stranieri a partire dai quartieri più problematici del Piano e degli Archi monitorando costantemente le esigenze dei cittadini;

  9. Sviluppare e favorire iniziative di gestione condivisa di spazi pubblici, aree verdi, impianti sportivi, piazze, strade anche tramite pratiche di pulizia e abbellimento costante;

  10. Favorire attività di miglioramento estetico incentivando street art, installazioni artistiche, concorsi di idee e progetti;

  11. Sviluppare i neonati Consigli Territoriali di Partecipazione come veri strumenti di partecipazione e democrazia dal basso;

  12. Evitare l’utilizzo dei taser ed ogni altra ipotesi di armamento della Polizia Locale, aumentare il grado di collaborazione con le forze dell’ordine e gli organi inquirenti, rendere efficace il sistema di video-sorveglianza presente in città.

FRANCESCO RUBINI FILOGNA, ALTRA IDEA DI CITTA’

Maxi parcheggio all’ex San Martino, Rubini (AIC): “Idea medievale”

Era nell’aria da tempo, adesso c’è l’ufficialità: la truppa guidata dalla Mancinelli intende risolvere il problema della sosta e della viabilità con la realizzazione di un maxi parcheggio a sei piani nell’area dell’ex caserma San Martino, in pieno centro, tra case, uffici e scuole.
Dopo aver chiuso la stazione marittima ed aver abbandonato ogni progettualità degna di nota su mobilità dolce e sostenibile, l’amministrazione getta definitivamente la maschera decidendo di portare altre auto e altro smog in pieno centro.
Un’idea medievale dunque, in controtendenza alle più avanzate città d’Europa, a cui si sommano i pesanti dubbi sulla realizzabilità dell’opera che dovrebbe sorgere in uno spazio stretto e angusto prospiciente a decine di abitazioni e alla scuola Faiani e le perplessità sulla sua funzionalità rispetto alla già complicata uscita dalla galleria San Martino.
Il progetto, oltre che sul piano viabilistico e dei parcheggi, è dannoso anche dal punto di vista della riqualificazione urbana: le città si rigenerano creando verde pubblico, spazi di aggregazione, luoghi di incontro e non certo con maxi parcheggi multipiano.
Contro questa ennesima follia ci opporremo con ogni mezzo, dentro e fuori dal Consiglio Comunale.

Francesco Rubini , capogruppo Altra Idea di Città

Smantellamento binari stazione marittima, Rubini (AIC): “Addio metropolitana di superficie”

Le foto dello smantellamento definitivo dei binari interni al porto diretti alla stazione marittima fanno davvero male.
Fanno male alla città ed al territorio anconetano nella sua interezza, fanno male ai tanti pendolari che per anni hanno utilizzato quei binari; fanno male alle tante realtà associative e politiche che negli ultimi anni si sono battute contro la chiusura della stazione marittima.
Questa città, dunque, dice addio al progetto di Metropolitana di superficie che avrebbe permesso al territorio locale, da Osimo a Senigallia, di sperimentare una mobilità su ferro veloce ed efficace in controtendenza al traffico su gomma ormai dai flussi insostenibili.
Diciamo addio alla possibilità di entrare nel cuore della città senza inquinare, addio ad un’idea futuristica di Inter-modalità.
Un altro grave errore strategico da parte dell’amministrazione comunale, un duro colpo al futuro del capoluogo dorico, privato di un’altra possibilità di sviluppo.

Francesco Rubini, capogruppo Altra Idea di Città

Ronde, Rubini (AIC): “Incostituzionali e pericolose”

Nell’epoca della politica della paura, dell’intolleranza e della repressione, non poteva mancare l’arrivo delle ronde anche ad Ancona.
A proporle è la Lega che, incapace di discutere di qualsiasi altra cosa, torna a soffiare sul fuoco delle insicurezze dei cittadini anconetani invocando l’uso generalizzato della forza pubblica, la militarizzazione delle nostre città e la possibilità di un non ben precisato controllo diretto del territorio da parte dei cittadini.
Proposte non solo completamente fuori da ogni dettame Costituzionale, ma profondamente inutili perché criminogene e pericolose in quanto incapaci di produrre sicurezza se non sul mero piano di quella percepita.
Studi ed esperienze dirette dimostrano infatti che non è alzando il livello della repressione e dello scontro sociale che si costruiscono comunità pacifiche ed integrate.
Occorre piuttosto potenziare il lavoro sul territorio del Comune in collaborazione con le forze dell’ordine esistenti, dei servizi sociali aumentando la qualità della vita delle persone, del terzo settore, dell’associazionismo e del volontariato.
Luoghi sicuri si costruiscono a partire da città vissute e vivibili, partecipate e solidali.
La lega farebbe dunque bene ad occuparsi dei propri disastri al governo del paese o delle accuse che pesano sulla testa del loro leader nonché ministro degli interni Matteo Salvini, indagato per gravi reati in relazione alla vicenda della nave Diciotti.
O piuttosto potrebbero impegnare il loro tempo nella ricerca dei 49 milioni di euro di soldi pubblici fatti scomparire dalle case del partito leghista ed ormai da tempo sotto sequestro da parte del Tribunale di Genova.

Francesco Rubini , capogruppo Altra Idea di Città

Pozzo di perforazione tra Ancona e Falconara, Altra Idea di Città: “Ennesima scelta dannosa”

Abbiamo appreso in questi giorni la notizia che la multinazionale Eni ha richiesto la costruzione di un nuovo pozzo di perforazione a soli 35 km dalla costa tra Ancona e Falconara.
L’iter burocratico per concedere il via libera alla piattaforma è al vaglio del Comitato tecnico per la valutazione sull’impatto ambientale (CTVIA).
L’8 agosto la società Eni ha presentato al ministero dell’ambiente la richiesta di concessione di un nuovo pozzo. Ora cosa è possibile fare?
Intanto i cittadini tutti ed i Comuni sia di Ancona che di Falconara, possono presentare osservazioni al progetto entro 60 giorni dalla presentazione di suddetta richiesta (ovvero entro il 1dicembre 2018) e questo è il primo fronte su cui impegniamo il nostro movimento politico.
L’ Art 4 comma 3 del codice dell’ambiente recita che “La valutazione ambientale di piani, programmi e progetti ha la finalità di assicurare che l’attività antropica sia compatibile con le condizioni per uno sviluppo sostenibile, e quindi nel rispetto della capacità rigenerativa degli ecosistemi e delle risorse, della salvaguardia della biodiversità e di un’equa distribuzione dei vantaggi connessi all’attività economica.”
In una nota la società Eni dichiara che non sussisterà “nessun disturbo alla salute pubblica e all’ambiente”.
Ci chiediamo come questo sarà possibile dal momento in cui quotidianamente la città di Falconara, e di riflesso quella di Ancona, è invasa da esalazioni tossiche e/o residui di materiale catramoso sulla spiaggia antistante la Raffineria.
E’ di pochi giorni fa il ritrovamento di Grumi di Morchia di idrocarburi sulla spiaggia di Falconara M.
Di fronte a tutto questo Altra idea di città continua a sostenere le lotte ambientali cittadine, dal Comitato Trivelle Zero al Comitato Mal’aria di Falconara, sostenendo la necessità di una nuova politica energetica alternativa, che punti all’eliminazione delle fonti fossili e tuteli l’ambiente e per questo si batterà affinchè questo nuovo pozzo non prenda vita; c’è in ballo la salute della nostra città e del nostro territorio.
La domanda resta dunque sempre la stessa: come è possibile continuare ad investire nelle energie fossili, nonostante gli accordi presi a livello globale e nonostante le promesse dell’attuale governo che, durante la campagna elettorale e negli anni, ha sempre sostenuto politiche energetiche alternative? Come mai ora cambia strategia? Davvero i poteri economici giocano un ruolo cosi importante da soppiantare il diritto costituzionale alla salute e all’ambiente?

Altra Idea di Città

Medioevo 4.0: il sodalizio tra estrema destra e ultracattolici all’attacco dei diritti delle donne.

ALTRA IDEA DI CITTA’: Depositata mozione per il pieno rispetto della legge 194.

Prima Verona, poi Ferrara e il prossimo lunedì toccherà a Roma. Il diritto alla maternità consapevole e all’interruzione volontaria di gravidanza (IVG) viene messo in discussione, a livello comunale, con una serie di mozioni molto simili tra loro, presentate da Lega e Fratelli d’Italia.
Lo scorso 4 ottobre è stata approvata dal consiglio comunale di Verona la mozione n° 434, presentata dal consigliere Leghista Alberto Zelger , che celandosi dietro il sostegno alla cultura di accoglienza della vita, di fatto, ha manifestamente inferto un duro attacco alla legge 194 e ha disposto un congruo finanziamento pubblico alle associazioni prolife (molte a scopo di lucro) per la realizzazione di progetti a sostegno della maternita, che spesso si traducono in colloqui dove le donne, che hanno scelto di interronpere la gravidanza vengono sottoposte a pressioni psicologiche e colpevolizzazioni, tutto questo all’interno dei servizi consulturiali, che invece di essere potenziati hanno subito negli anni azzeramento di risorse economiche e professionali con il conseguente svuotamento dalle loro funzioni primarie, tra cui quella di prevenzione dell’IVG.
Non mancano in queste mozioni il solito armamentario, quello che mette insieme argomenti disparati, per lo più truci e vagamente terroristici nel tentativo di demonizzare la legge e neanche troppo implicitamente le donne che ad essa fanno ricorso.
Queste mozioni rappresentano una rivoltante sintesi di infondatezza statistica e di negazione dei diritti. La mistificazione dei dati e dei principi della legge 194, esprime quanto il sodalizio tra l’estrema destra ( non è da dimenticare il saluto romano del consigliere veronese in sede di consiglio comunale nei confronti delle attiviste di Non Una di Meno) e l’integralismo cattolico si fondi sullo smantellamento dei diritti civili e sull’opposizione dell’autodeterminazione delle donne.
Anche il Consiglio comunale di Ancona deve discutere di temi d’importanza fondamentale come quello della piena attuazione della legge 194, già resa inoperante a causa dell’obiezione di coscienza e dall’inadempienze delle amministrazioni sanitarie, ora attaccata e strumentalizzata politicamente anche all’interno dei consigli comunali per finanziare strutture e associazioni private anti-abortiste, per consolidare la loro presenza e il loro impatto sul territorio. Erano i primi anni ’70 quando le donne iniziarono la lotta per la legalizzazione dell’aborto, erano in centinaia di migliaia quelle costrette a sottoporsi all’aborto clandestino, con rischi incalcolabili per la propria vita e la propria salute; come altra idea di Città siamo dunque impegnati e ci batteremo per sostenere la validità della legge 194, per la tutela della salute della donna e della libertà di scegliere una maternità consapevole.
Per questo abbiamo depositato una mozione per esprimere la nostra più ferma condanna dei gravi fatti avvenuti a Verona e nel resto d’Italia e per chiedere la piena applicazione della Legge 194.

Altra Idea di Città si costituisce: Cerqueti e Talevi co-presidenti

Vinicio Cerqueti e Patrizia Talevi sono i co-presidenti di Altra Idea di Città, il movimento civico politico, votato dal 6,7% degli anconetani alle ultime elezioni comunali, che sabato si è costituito in associazione al Circolo Operaio Germontari di Ancona.
Al termine di un’assemblea in cui sono stati letti e approvati in forma definitiva Statuto e Regolamento dell’associazione, il movimento ha nominato i suoi organi di rappresentanza. L’assemblea ha scelto all’unanimità, per la co-presidenza, Cerqueti, dirigente scolastico dell’Istituto Podesti Calzecchi Onesti, e Talevi, docente a contratto in Fisioterapia all’Università Politecnica delle Marche. Ad affiancarli sarà un coordinamento composto da molti dei candidati di Altra Idea di Città alle elezioni comunali: Loretta Boni, Edelvais Cesaretti, Manuela Corvi, Matteo Di Stasi, Loredana Galano, Lidia Mangani, Alessio Moglie, Luca Paciello, Barbara Paradiso, Giuseppe Postacchini, Marta Rossini. Garanti del movimento saranno Margherita Baldoni, Giancarlo Centanni, Paolo Tommassoni e Donatella Campanella.
Ora il movimento potrà sostenere, in maniera strutturata, lavoro del consigliere comunale di Altra Idea di Città, avvocato Francesco Rubini, membro di diritto del coordinamento, e si radicherà nel territorio, a partire dalla costituzione di gruppi di cittadini per la gestione dei Consigli territoriali di partecipazione, che prenderanno il posto dei Quartieri.
A guidare le azioni del movimento, che si ispira ai valori universali di uguaglianza, emancipazione e liberazione, saranno le sue finalità, on particolare l’attuazione dei principi costituzionali per una società democratica e partecipativa, laica, antifascista, nonviolenta e solidale.
Per realizzare queste finalità, con l’obiettivo del cambiamento della città, Altra Idea di Città realizzerà attività di studio, proposte culturali e di formazione, attività informative, partecipative e propositive finalizzate anche all’avvicinamento del rapporto tra il consiglio comunale e la cittadinanza, iniziative di raccolta fondi, iniziative presso i quartieri con metodi partecipativi, campagne politiche e partecipando direttamente alle consultazioni elettorali comunali.

Proposta Ordine del Giorno su decreto sicurezza da parte di Altra Idea di Città

ORDINE DEL GIORNO 

OGGETTO: IMPATTO SUI TERRITORI DEL DECRETO LEGGE 4 OTTOBRE 2018, N. 113 IN MATERIA DI IMMIGRAZIONE E SICUREZZA

VISTO

  • il Decreto Legge 4 ottobre 2018, n. 113 recante disposizioni urgenti in materia di rilascio di permessi temporanei per esigenze di carattere umanitario nonché in materia di protezione internazionale, di immigrazione e di cittadinanza;

PREMESSO CHE

  • il dato relativo ai migranti sbarcati in Italia è stato nel 2016 di 144.574, nel 2017 di 108.538 e nel 2018 (al 30 ottobre di 22.031), confermando un trend in calo che dunque non evidenzia né la sussistenza di situazioni emergenziali nè la necessità di misure straordinarie, come invece previsto dalla Costituzione per legiferare in via diretta da parte del Governo;

CONSIDERATO

  • che il Decreto Legge in oggetto, tra gli altri profili problematici: elimina la possibilità per le commissioni territoriali e per il Questore di valutare la sussistenza dei gravi motivi di carattere umanitario e dei seri motivi di carattere umanitario o risultanti da obblighi costituzionali o internazionali dello Stato italiano abrogando l’istituto del rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari e introducendo una tipizzazione delle tipologie di tutela complementare dalla portata estremamente ridotta e che non garantisce l’accesso alle misure di accoglienza; non specifica, nell’attuale formulazione del testo, se questi nuovi permessi di soggiorno permettano l’iscrizione obbligatoria al Servizio Sanitario Nazionale (SSN), come invece garantiva il permesso per motivi umanitari, con il rischio di ricaduta dell’intero costo dell’assistenza sanitaria sugli enti locali; prolunga il periodo massimo di trattenimento dello straniero nei centri di permanenza per i rimpatri da 90 a 180 giorni; riserva l’accoglienza nel sistema SPRAR ai soli titolari di protezione e MSNA escludendo i richiedenti asilo; esclude la possibilità ai detentori di permesso di soggiorno per richiesta di asilo l’iscrizione all’anagrafe dei residenti, con conseguenti criticità nell’accesso ai diritti sociali e al diritto alla salute in particolare per la difficoltà di iscrizione al SSN senza il riconoscimento di una dimora abituale;

  • che l’articolo 10 della Costituzione Italiana prevede un diritto di asilo ben più ampio di quello sancito dalla Convenzione di Ginevra, stabilendo che “lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica”. Fino ad oggi, il diritto di asilo nella sua accezione costituzionale era interamente attuato dai tre istituti di protezione (umanitaria, sussidiaria e status di rifugiato), come aveva stabilito la Corte di Cassazione (Ordinanza n. 10686 del 26 giugno 2012); il venir meno della protezione umanitaria compromette il diritto di asilo così come previsto in Costituzione, e lede un diritto fondamentale sancito dalla nostra Carta»

RITENUTO CHE

  • le norme contenute nel decreto legge in questione favoriscano le strutture di accoglienza straordinaria, rispetto alle quali in questi anni sono state registrate numerose criticità in termini amministrativi e relativamente ai servizi erogati, puntando a smantellare invece proprio i programmi di accoglienza finalizzati a dare risposte ordinarie, strutturate, controllate e non emergenziali, come i centri di accoglienza del sistema SPRAR (Sistema Protezione Richiedenti Asilo e Rifugiati), gestiti dai Comuni, con percorsi di integrazione reale ed efficace in piccole accoglienze, rifugio diffuso in alloggi e anche in famiglia;

  • il provvedimento favorirà quindi le grandi concentrazioni di persone nei grandi CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria), di difficile gestione con poche possibilità di percorsi di integrazione e con impatti fortemente negativi per i cittadini; la mancanza di percorsi di integrazione anche in città più piccole porteranno ad aumentare ulteriormente in città presenze di persone in condizione di estremo disagio, che potrebbe aprire a tentativi di reclutamento da parte della criminalità organizzata o costringere a vivere di espedienti;

  • potrebbe aumentare in maniera significativa il numero delle persone che, alla luce delle modifiche nella normativa, sarebbero poste, in assenza di titolo di soggiorno, in condizione di marginalità e vulnerabilità;

  • l’ANCI nazionale ha stimato complessivamente in 280 milioni di Euro i costi amministrativi che ricadranno su Servizi Sociali e Sanitari territoriali e dei comuni, in conseguenza delle previsioni del decreto in oggetto, per l’assistenza ai soggetti vulnerabili, oggi a carico del sistema nazionale;

 IMPEGNA

Per quanto attiene agli ambiti di competenza del Comune di Ancona, il/la Sindaco/a e la Giunta Comunale a chiedere al Ministro dell’Interno ed al Governo di sospendere gli effetti dell’applicazione del Decreto Legge e ad aprire un confronto con il presente Comune e le Città italiane, al fine di valutare le ricadute concrete di tale Decreto sull’impatto in termini economici, sociali e sulla sicurezza dei territori.

Francesco Rubini Filogna, consigliere comunale Altra Idea di Città

Apertura MC Donald’s a Torrette, Rubini (AIC): ” Nulla da festeggiare”

Dunque, domani mercoledì 12 settembre, aprirà il MC Donald’s di Torrette, il quarto in pochi anni tra Osimo Stazione e Senigallia, distanti neanche 60 km l’uno dall’altro.
Ennesimo punto vendita della multinazionale del fast food contro cui ci siamo battuti fin dall’arrivo della proposta in Consiglio Comunale.
Il Mc Donald’s a Torrette è infatti una realizzazione urbana completamente illogica; dal punto di vista della viabilità e dello smog perché introduce, in un quartiere già martoriato dal traffico pesante e dall’afflusso di mezzi da e per l’ospedale e l’università, un altro attrattore di traffico, illogica sul piano dello sviluppo della zona che sarà sempre più assediata da auto in transito senza alcuna diretta ricaduta positiva per il territorio che, anzi, sta già vivendo le inevitabili chiusure di alcuni locali limitrofi ammazzati in partenza dalla concorrenza “sleale” della multinazionale.
Siamo quindi di fronte ad un vero e proprio danno inferto a Torrette e alla città tutta che, ancora una volta, vede depredata la sua anima in cambio di pochi soldi, sporchi e subito.
Un grave errore strategico da parte dell’amministrazione Mancinelli, nuovamente prona alle logiche del mercato e delle grandi multinazionali, incapace di stimolare buona occupazione, piccolo commercio, mercati rionali e più in generale un’idea di citta sostenibile, dal punto di vista umano ed ambientale.

Francesco Rubini, Capogruppo Altra Idea di Città

BASTA TAGLI AGLI ENTI LOCALI ! IL PARLAMENTO RESTITUISCA AL COMUNE DI ANCONA E AGLI ALTRI COMUNI I FONDI PER LA RIQUALIFICAZIONE DEI QUARTIERI

Il Senato, in sede di conversione del decreto cosiddetto “decreto milleproroghe”, ha approvato lunedì 6 agosto un emendamento presentato dalla Lega Nord che blocca per due anni 3,8 miliardi di euro destinati al “Piano periferie”.
Per la città di Ancona sono stati azzerati 12 milioni di euro destinati a progetti di riqualificazione dei quartieri Archi, ex IACP di Via Marchetti e Palombella, progetti già approvati con la firma delle convenzioni e il parere favorevole della Corte dei Conti.

Non hanno tagliato le grandi opere, spesso inutili e dannose come Tav, Tap, hanno tagliato fondi destinati alla riqualificazione delle periferie urbane.

L’emendamento è stato approvato all’unanimità, dalla maggioranza e dalle opposizioni.

I parlamentari del PD hanno giustificato il voto favorevole dicendo che il testo dell’emendamento era poco chiaro. Al contrario l’emendamento è chiarissimo dove afferma che “l’efficacia delle convenzioni concluse sulla base di quanto disposto ai sensi del decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 29 maggio 2017 adottate ai sensi dell’art. 1, comma 141 della legge n. 232 del 2016, è differita al 2020”.

Non meno del PD si arrampicano sugli specchi i parlamentari di Lega e 5 Stelle giustificano il taglio dei fondi per le periferie per ottemperare ad una Sentenza della Corte costituzionale che dichiara l’illegittimità del comma 141 dell’art. della Legge di Bilancio dello Stato 2017. Quella sentenza non c’entra nulla col bando periferie perché riguarda il ruolo delle regioni per quelle parti dell’articolo 1 comma 141 della legge che toccano le competenze regionali. Non c’è alcuna competenza regionale nei progetti di riqualificazione dei quartieri.

Le vere motivazioni sono altre. Questo governo, al pari di quelli precedenti, non ha alcuna intenzione di risarcire i Comuni dei tagli spaventosi che hanno subito per molti anni. Quindi ha deciso di dirottare i fondi dei progetti di riqualificazione delle periferie destinati alle 97 città che avevano vinto il Bando a tutti gli 8000 Comuni italiani, ovvero con il classico metodo del “dividi et impera”.

Tra il 2010 e il 2017 le manovre di finanza pubblica a carico delle autonomie locali portate avanti da centrodestra (compresa la Lega) e centrosinistra (guidato dal PD) sotto i dettami dell’Europa del rigore hanno comportato una contrazione delle risorse disponibili pari a 22 miliardi di euro. I più colpiti sono stati i Comuni i quali, quando va bene, possono fare investimenti solo se vincono qualche bando di fondi straordinari.

Questo è il vero problema che deve essere affrontato, con una netta inversione di tendenza rispetto alle politiche dei tagli agli Enti Locali, che troppi Sindaci, tra cui la Sindaca di Ancona, non hanno contrastato. Occorre dotare i Comuni di risorse ordinarie, in grado di garantire i servizi e gli investimenti per la riqualificazione dei quartieri.

Altra Idea di Città chiede al Parlamento:

– di ripristinare i fondi destinati ai progetti periferie fin da subito, cioè quando il Decreto verrà discusso alla Camera dei Deputati, eliminando dalla Legge “Milleproroghe” l’emendamento votato dal Senato;

-di prevedere che nella prossima Legge di Bilancio vengano restituite ai Comuni le risorse tagliate negli ultimi anni, per garantire i servizi ai cittadini e gli investimenti per la riqualificazione urbana;

– di porre fine alle politiche di austerità a partire dalla rimessa in discussione del pareggio di bilancio in Costituzione.

ALTRA IDEA DI CITTÀ