CACCIA AL TESORO: Le bellezze e i tesori abbandonati di Ancona. Capitolo 1.

NON “CANTA” PIU’ LO STORICO VICOLO DELLA STORTA
CELEBRATO IN MUSICA DA RAFFAELE MAZZEI DA ANNI PERCORRIBILE SOLO IN PICCOLA PARTE E IN DEGRADO PERCHE’ SBARRATO DAL COMUNE.

Una suggestiva strada di origini medievali che unisce
piazza S.Francesco a via Saffi da riconsegnare a cittadini e turisti.

Povero Vicolo della Storta. Prima le distruzioni della II guerra mondiale, poi il terremoto del 1972, e le varie Amministrazioni comunali che lo hanno, di fatto, depennato, dallo stradario cittadino. E La Giunta Mancinelli non ha fatto eccezione.
Nel gennaio 2016, molto imbarazzato, così ha risposto l’ex assessore comunale ai Lavori Pubblici e al patrimonio Maurizio Urbinati: “Quel vicolo non l’ho dimenticato, ma il suo recupero, la sua valorizzazione, non sono una priorità”.
Le reti e le cancellate apposte dal Comune nel 2015 dopo i due accessi, quello in alto in piazza San Francesco e quello in basso in via via Saffi? Per la parte verso il porto c’è ance il cancello posizionato da una ditta durante lavori di ristrutturazione di immobili confinanti…
“Per impedire altre situazioni di degrado…”. E già, il degrado. Il Comune gli ha dato una ripulita al Vicolo della Storta. Da 70 anni, cronicamente, infestato da rifiuti, guano di piccioni, calcinacci, qualche siringa usata. Un sopralluogo nell’autunno 2015 ci ha mostrato il degrado che mortifica il Vicolo: erbacce, sporcizia, segni di bivacchi. Inoltre va stigmatizzato soprattutto che non è pienamente percorribile, in quanto, scendendo dall’imbocco di piazza San Francesco, dopo un po’ è ostruito da un cancello posizionato, anni addietro, da una ditta durante lavori di ristrutturazione di immobili confinanti.

F

orse ad Urbinati e all’attuale Amministrazione comunale basta una ripulitina per mettersi la coscienza a posto, quella attuata ad inizio dicembre di tre anni fa. Ma la coscienza popolare, la memoria storica, a lui e alla Giunta, gli mollano un bel 4 in Storia. Perché mica parliamo di una stradina qualunque. Di origine plurisecolare, come il parallelo Vicolo della Serpe, rappresenta (con via Sottomare, anch’essa impercorribile causa cancelli) l’unica, più fedele e significativa fotografia di quello che fino alla vigilia dei devastanti bombardamenti aerei del 1943-44 era il caratteristico, vastissimo intrigo di viottoli e viuzze che dalla Cattedrale di San Ciriaco scendeva per il Guasco fino al mare e si allungava dal rione Porto al rione San Pietro. Tanto da meritare una citazione in “Ancona dentro le mura”, il saggio scritto dal maestro architetto Vincenzo Pirani nel 1979, una specie di bibbia descrittiva di tutte le vie dell’Ancona più antica, della città’ che fu e di quella che resiste malconcia, nonostante siamo ancora in attesa di una vera, credibile strategia d’intervento istituzionale per la rinascita della parte più vetusta dell’Ankon.
Un percorso ripido, stretto, oscuro, sinuosissimo (da qui il nome), costellato di archi, archetti, finestrelle, sottopassi, quello che il Vicolo potrebbe ancora regalare: un tuffo capace di evocare atmosfere del passato, dalla monumentale piazza san Francesco fin quasi allo scalo marittimo. Nell’ante-guerra e poi negli anni ’70, prima che venisse chiuso, quelle atmosfere erano rivissute solo dai ragazzi, che sfidavano la paura del buio e dell’ignoto cimentandosi in avventurose prove di coraggio nel percorrerlo per intero. Curve brusche, ripidità vertiginosa, ma fascino ed emozioni straordinarie. Tanto che proprio negli anni ’70, il cantautore anconetano Raffaele Mazzei gli dedicò una canzone, al Vicolo della Storta, dove, metaforicamente, “il buio si confonde con la morte”. Mazzei gliele canterebbe e suonerebbe all’assessore Urbinati. Chiedendogli di farlo rivivere subito, come perla d’attrazione popolare, anche turistica.

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