CACCIA AL TESORO: le bellezze e i tesori abbandonati di Ancona. Capitolo 4.

LA PESCHIERA ROMANA DI PIETRALACROCE
UNO STRAORDINARIO ARCHEO-SITO MARINO DA VALORIZZARE COME BENE COMUNE

di Giampaolo Milzi
(candidato al Consiglio comunale di Ancona
per “Altra Idea di città”)

Orate, cefali, spigole sensibili al richiamo del rivolo d’acqua dolce canalizzato proveniente dalla rupe sovrastante. E poi prelevati con facilità dai servi di una domus patrizia che sorgeva nei verdissimi paraggi. Chissà, magari in parte destinati a un mercatino del pesce dell’urbs Dorica già legata alle sorti politiche della “caput mundi”. Accadeva più o meno 2000 anni fa, alle falde di Pietralacroce, nella Peschiera Romana. Una trappola finalizzata alla cattura stanziale, ingegnosamente costruita nello specchietto di Adriatico sotto il tratto terminale del sentiero della Scalaccia, alle falde di Pietralacroce. Chi legge potrebbe pensare che ci stiano dando sotto con la fantasia… macchè la Peschiera c’è eccome. Il fatto è che, purtroppo, è sconosciuta ai più (fatta eccezione per qualche studioso e amante del trekking), ennesima pagina importante della memoria storica di Ancona “rimossa”, caduta nell’oblio. Di chiacchiere e convegni, di annunci di progetti per la pubblicizzazione e la valorizzazione pubblica di questo sito archeologico semi-sommerso se ne sono registrati parecchi negli anni, fino al 2007. Ma non hanno prodotto nulla. La prima che dovrebbe svegliarsi? L’Amministrazione comunale, competente per la gestione e la cura del percorso “Delle Tre Valli”, un intrico di stradelli immersi nel verde incontaminato che scende verso mare lungo la falda rocciosa della frazione anconetana, regalando scorci panoramici mozzafiato. Un risveglio operativo che dovrebbe essere coordinato con l’ente Parco del Conero, in cui è compresa tutta l’area e con la Soprintendenza unica delle Marche. Fino ad ora, tuttavia, si è provveduto solo al taglio di alcune erbacce e alla sistemazione di qualche staccionata.
L’area di cui la Peschiera costituisce forse il più pregiato fiore all’occhiello, in epoca romana era formalmente compresa nella linea di costa dell’Ager Anconitanus, dove secondo gli studiosi si trovavano numerosi insediamenti facenti capo appunto ad Ancona: comunità di pescatori, centri rurali, oasi di villeggiatura per ricchi possidenti.

Radici antichissime, dunque, quelle del locale motto vernacolare “c’avemo i moscioli e ce piace el vi’”. La Peschiera infatti era una vera e propria struttura con funzioni di allevamento ittico, buona magari anche per la coltivazione di mitili e altri frutti di mare.
La sua scoperta ed esplorazione risale al 2001. Ad opera del nucleo subacqueo della Soprintendenza ai Beni archeologici guidato dalla dott.ssa Maria Cecilia Profumo in collaborazione col circolo Komaros Sub di Ancona. La Peschiera è caratterizzata da alcune vasche scavate nella roccia (marna sedimentaria), disposte su file parallele al profilo costiero, divise da setti regolari e collegate tra loro da canali, che giacciono ad una profondità variabile di circa 2,5 metri. La struttura, che misura 32 metri in larghezza e 13 in lunghezza, copre una superficie scoperta di 416 mq. Le pareti delle vasche si elevano ancora per quasi 2 metri. In alcuni punti erano dotate di gradini, anch’essi ricavati nella roccia. Gradini e passaggi a pelo d’acqua servivano come punti di osservazione per facilitare la cattura dei pesci oltre che la manutenzione delle vasche (fonte:
(M. C. Profumo, La peschiera romana di Pietralacroce in Studi Maceratesi 2007, 41).
Un sito archeologico d’importanza eccezionale, unico lungo il litorale adriatico occidentale. Ma ciononostante fino ad oggi, un sito quasi fantasma. All’inizio dell’anno scorso si era accesa qualche speranza per una virtuosa inversione di rotta. L’ente Parco del Conero aveva infatti avviato un piano di lavori per la pulizia e risistemazione di tutti i percorsi “Delle Tre Valli”, che prevedeva la sistemazione di punti sosta per comode passeggiate, segnalati con cartelli divulgativi, compreso il belvedere della Scalaccia che dà sulla Peschiera Romana. Ma, com’è noto, il successivo e tendenzialmente cronico commissariamento dell’ente Parco (che aspetta il Comune a dire la sua per il rinnovo del direttivo?) e il suo bilancio sempre più in rosso (per gravi responsabilità della Regione) hanno relegato nel cassetto la speranza di valorizzazione. Una speranza che era legata anche ad un altro progetto, finanziato dalla Regione, che l’ente Parco stava programmando e che avrebbe dovuto vedere anche la collaborazione della Soprintendenza. Si tratta di un progetto di “Museo diffuso” che punta a far conoscere a un pubblico più vasto dieci siti di eccellenza archeologica e architettonica ricompresi nell’area protetta del Conero, tra cui appunto quello della Pescheria Romana. Un’operazione che prevede la realizzazione di pannelli con informazioni approfondite e piantine illustrative, da posizionare all’interno del Centro visite del Parco, a Sirolo, e probabilmente anche a corredo, “in loco”, dei siti prescelti. Purtroppo anche di questo progetto si sono perse le tracce. Altra Idea di Città è intenzionata a ritrovarle queste tracce, e a fare tutto il possibile affiche il sito archeologico della Peschiera Romana di Pietralacroce sia destinato pienamente alla fruibilità di cittadini e turisti come bene comune di grande valore sTorico-ambientale.

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