Giornata mondiale dell’ambiente

Oggi, 5 giugno ricorre la giornata mondiale dell’ambiente.
La riflessione di quest’anno verte sul tema della biodiversità.
I campanelli d’allarme che arrivano dal pianeta Terra sono continui e sempre più incalzanti.
“Planet Escape Room, siamo tutti in gioco”, il report del WWF uscito ieri, lancia 12 segnali preoccupanti che ci hanno travolto negli ultimi anni e che dovremmo recepire per poter rispondere all’emergenza ambientale in corso.
La distruzione dell’Amazzonia, vittima di una massiva deforestazione ed oggetto di laceranti incendi, così come le fiamme che hanno avvolto l’Alaska, l’ Australia e la California tra il 2019 ed il 2020, mettono a repentaglio l’intera esistenza della vita sulla terra.
L’aumento delle temperature, lo scioglimento dei ghiacciai, il conseguente innalzamento del livello del mare e la scomparsa di più del 50% delle barriere coralline, sono altri fattori che spezzano l’equilibrio della biodiversità e destabilizzano l’ecosistema a livello globale.
 UNPRECEDENT, ovvero senza precedenti, è la parola che ha usato l’IPBES (Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services dell’ONU) per definire l’azione distruttiva dell’uomo sulla natura.
In Global Assessment Report on Biodiversity and Ecosystem Services, l’IPBES  sottolinea come il 75% dell’ambiente terrestre e il 66% dell’ambiente marino siano stati modificati in modo significativo dall’azione dell’uomo, mettendo a rischio la sopravvivenza di un milione di specie (Maggio 2019).
Nell’era dell’Antropocene, dove la globalizzazione, la massificazione, l’urbanizzazione e lo sfruttamento delle risorse naturali assumono un ruolo centrale, l’equilibrio della natura attraversa una crisi profonda.
La pandemia che stiamo vivendo non è casuale, ma risulta essere una conseguenza indiretta dell’azione dell’uomo sugli ecosistemi naturali.
Nel report del WWF Italia, “Pandemie, l’effetto boomerang della distruzione degli ecosistemi (marzo 2020)”, si mette in luce la correlazione tra l’impatto umano su ambiente ed ecosistemi e il diffondersi di alcune malattie infettive. La distruzione della biodiversità da parte dell’uomo crea le condizioni favorevoli per l’avvento di nuove patologie, come nel caso del Covid-19.
L’insegnamento che dobbiamo recepire da questi mesi è quanto il cambiamento dell’ambiente, sconvolto per mano umana, sia connesso alla diffusione di determinate patologie.
Dunque, la sicurezza della specie umana è in crescente pericolo se non si tutela la biodiversità.
Ritornare ad un rinnovato contatto con la natura ci potrà aiutare a scongiurare altri tipi di patologie, non poi così lontane da noi. Stiamo toccando i famosi “tipping points”, ovvero i punti di non ritorno raggiunti i quali il regolare sistema del ciclo naturale s’inceppa e porta a conseguenze imprevedibili nella specie umana.
In questo periodo di lockdown, dopo essere stati rinchiusi per 3 mesi dentro quattro mura, abbiamo riscoperto la necessità di riconnetterci con la natura. La lezione che questa pandemia vuole darci è proprio quella di riscoprire un rapporto sano tra uomo e ambiente in un mondo sempre più globalizzato e messo in profonda crisi da un mostro invisibile.
La risposta alla costruzione di ospedali sempre più avanzati, disinfettanti chimici sempre più tossici, la gara per la scoperta di un vaccino che salvi l’umanità, va trovata anche nella ricostruzione di un tessuto naturale che abbiamo distrutto e depredato.
La domanda resta aperta: come sarà il mondo che verrà? La pandemia ha sconvolto il nostro vivere quotidiano e messo in discussione le nostre abitudini, le nostre relazioni ed il nostro stile di vita. Ne usciremo migliori? Non ne sono certa, la speranza è che ne usciremo con consapevolezza maggiore sulle evidenti connessioni che esistono nel nostro mondo. La sfida più grande è ridurre i rischi e rimettere al centro del dibattito la tutela dell’ambiente e della biodiversità, essenziali per proseguire la nostra vita su questo pianeta.

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