La nostra posizione sul tema delle cooperative sociali

Ciò che sta succedendo in questi giorni all’interno della COOSS Marche non va lasciato nel dimenticatoio. La  più grande cooperativa di servizi sociali, educativi e socio sanitari della Regione porta alla luce un mondo molto lontano dagli ideali di eguaglianza e solidarietà che appartenevano allo spirito cooperativistico.

 A seguito del Covid i vertici della COOSS Marche impongono tagli di salari, tredicesima e giorni di riposo scaricando sui lavoratori/trici uno stato di crisi, emerso improvvisamente. Altra Idea di Città assume la battaglia dei lavoratori e delle lavoratrici della COOSS e denuncia il ricatto morale e del lavoro imposto dai vertici della Cooperativa sugli operatori chiamati a svolgere prestazioni assistenziali ed educative  verso persone in difficoltà (anziani, disabili, minori, persone con disagi psichici, persone con problemi di dipendenze, adulti in difficoltà).

Il COVID ha solo aggravato una situazione già ampiamente fuori controllo: i lavoratori/trici del sociale sono , incastrati in un meccanismo infernale che li condanna sempre più alla povertà e alla precarietà, pur svolgendo un lavoro  difficile, faticoso e a volte pericoloso. Svolgono una funzione pubblica che di fatto è privatizzata, e le cooperative agiscono secondo una logica aziendalista scaricando sui lavoratori il rischio d’impresa a scapito dei diritti e della qualità del servizio. Gli Enti Locali, Comune di Ancona compreso, oltre a Regione e ASUR, hanno esternalizzato  con bandi pubblici  tutto il settore educativo e  socio sanitario, questo rappresenta un vulnus che produce la grave situazione che abbiamo di fronte: sfruttamento del lavoro e carenza di servizi all’utenza più fragile. Non  si può accettare oltre una tale condizione e la vicenda della COOSS Marche è emblematica di una situazione molto estesa sulla quale va fatta piena luce.

E’ necessario il controllo dell’Ente locale appaltante sulle condizioni di svolgimento del servizio e dovranno essere riviste le convenzioni che non garantiscono i diritti degli operatori stabiliti dal Contratto nazionale. E’ necessario strutturare un corpo legislativo di diritto del lavoro sociale chiaro, che non lasci margine di discrezionalità e arbitrarietà alle imprese sociali. E’ necessario un Contratto Unico per tutti i lavoratori e lavoratrici del sociale (da oggi si contano circa 17 tipologie di contratto). Infine, gli Enti Locali devono mantenere la gestione diretta dei servizi essenziali altrimenti non sarà possibile una reale tutela dei lavoratori e degli utenti.

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