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Mentre la sindacatura cittadina sta volgendo al termine, la città, nonostante i recenti affrettati restyling, appare spenta, abulica, inerte, schiacciata tra i bisogni quotidiani acutizzati dalla crisi e i fallimenti di promesse e propagandistiche illusioni elettorali: dall’uscita ad Ovest alla metropolitana di superficie, dal recupero dell’ex stabile Angelini alla riqualificazione sociale delle periferie e dei quartieri popolari, dalla pulizia cittadina allo stato di abbandono di importanti immobili e aree pubbliche, alla condizione della sanità cittadina, solo per fare qualche esempio.

L’amministrazione comunale, con un metodo di governo autoreferenziale e di sdegnosa autosufficienza, si è mostrata restìa al rapporto e al confronto politico con la città e le sue espressioni più significative, con ciò accompagnando un lento ed inesorabile isolamento e progressivo degrado della città.

Serve senza dubbio una svolta, una boccata di aria fresca, la costruzione partecipata di un progetto complessivo di rilancio, un’esplicita disponibilità ad innamorarsi ed impegnarsi per la nostra città.

Una città che vuole liberarsi dallo smog e dal traffico, che sappia riscoprire le sue migliori bellezze storico-paesaggistiche, un luogo in cui tornare a fruire dei tanti, troppi, immobili pubblici e privati lasciati marcire dietro lucchetti chiusi, in cui riaprire spazi nei quartieri ai bambini, ai ragazzi, agli anziani, a chi ogni giorno è costretto a viverne l’abbandono.

Una città che ritrovi l’orgoglio della sua identità e della sua funzione di capoluogo di regione e di primario centro portuale con le sue fondamentali attività, dalla cantieristica alla pesca, al movimento merci e passeggeri.

Serve, per questo, incontrare, raccogliere e mettere a valore una moltitudine di risorse ed energie, di cui la città dispone, a cui piacerebbe lavorare per costruire un’Ancona fruibile, sostenibile, plurale, accogliente e solidale; un’Ancona contraria alle dismissioni in perdita e alle privatizzazioni di beni e servizi essenziali, non condizionata da interessi e “consorterie” attente unicamente a privilegiare e proteggere le rendite.

Una città capace di offrire ai suoi cittadini servizi pubblici all’altezza, welfare di qualità e partecipato, politiche di contrasto alla povertà , percorsi di integrazione in grado di arginare il disagio e l’emarginazione.

Una città universitaria che non costringa quotidianamente migliaia di studenti a combattere anche solo per prendere un autobus.

Una città viva che costruisca sicurezza e bellezza tramite lavoro, aggregazione, inclusione, intrattenimento, cultura.

Una città con vocazione turistica, ben radicata alle sue evidenti potenzialità culturali e ambientali di città di mare.

Un’amministrazione cittadina che ispiri la sua azione ai principi di giustizia sociale, promuovendo la buona occupazione e la dignità del lavoro, contro il precariato, per la riconversione ecologica delle attività produttive.

Una città di pace, coerente con i valori dell’antifascismo e i principi costituzionali.

Per discutere di tutto questo, approfondire, proporre, ragionare, noi, sottoscrittori di questo appello, ci mettiamo a disposizione della città per costruire una piattaforma progettuale di azione politica e civica.

Lo facciamo singolarmente, ognuno con la propria storia e competenze, al servizio di un percorso innovativo che immaginiamo e vogliamo aperto, partecipato, democratico e plurale.

Intendiamo sfidare apertamente chi sta amministrando questa città con un metodo e risultati che non appaiono all’altezza dei problemi e dei cambiamenti necessari, intendiamo farlo con i tanti anconetani e le tante anconetane disponibili e volenterosi di dare il loro contributo per la rinascita di una città più bella e più viva.

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