Trivelle, ambiente, energia. Intervista a Raffaele Cerulli, ingegnere ambientale.

Pubblichiamo, di seguito, un’intervista a Raffaele Cerulli, ingegnere ambientale e del territorio e consulente Green Economy per la regione Marche dal 2009 al 2014, sulle questioni trivelle, ambiente e politiche energetiche.

Esistono studi statistici o correlazioni circa la presenza di trivelle ed il dissesto idrogeologico di un’area? In un territorio come quello italiano, soggetto a movimenti sismici continui, la trivellazione contribuisce ulteriormente a tali movimenti?
La subsidenza colpisce l’Emilia Romagna da sempre, infatti sono state trovate delle correlazioni tra l’intensificarsi dell’attività estrattiva dagli anni ‘60 in poi ad un accelerazione di questo fenomeno. La subsidenza è il lento e progressivo sprofondamento del fondo di un bacino marino o di un’area continentale, e può essere causato da situazioni naturali o artificiali che vengono ad influire sui valori che caratterizzano la stratigrafia del terreno. Studi della Regione Emilia Romagna, dimostrano che ci sono relazioni che hanno accelerato il fenomeno della subsidenza causando danni non indifferenti al territorio specialmente nel Ravennate (per estrazione gas) e nel Bolognese (per estrazione acqua ad uso irriguo/zooetecnico).

Ci sono relazioni tra trivellazioni e terremoto?
Dal punto di vista scientifico i terremoti si dividono in due categorie: ci sono i terremoti tettonici prodotti da fattori naturali e/o antropogenici nei quali è l’attività umana ad avere un ruolo nel portare il sistema al punto di rottura e a causare il terremoto. I terremoti antropogenici sono indotti dallo sforzo esterno, se questo tipo di sforzo può essere tale da causare un evento sismico si, allora è possibile.
Il terremoto indotto è un fenomeno generato dall’attività umana, sufficiente a far spostare il sistema da uno stato quasi critico ad uno stato instabile. L’evento sismico sarebbe avvenuto prima o poi, ma probabilmente in tempi successivi ed imprecisabili, perché il terreno rimane comunque soggetto a tale fenomeno. Nonostante ciò, il terremoto indotto può presentarsi anche diversi anni dopo l’attività antropica. Questo fenomeno è stato dimostrato scientificamente, oltre che l’Italia di per se territorio sismico, riguarda anche altri territori dove c’è attività di estrazione petrolifera. In riferimento all’Emilia Romagna, è stata istituita la commissione ICHESE (International Commission of Hidrocarbur Esploration and Sysmicity), a seguito del terremoto del 2012, per valutare se ci fossero state relazioni tra il terremoto e le forti attività di prospezione ed estrazione della zona interessata. La commissione non ha completamente escluso la possibilità che ci siano state suddette relazioni asserendo che” in base alla sismicità storica della zona si può ritenere molto probabile che il campo di sforzi su alcuni segmenti del sistema di faglie nel 2012 fosse ormai prossimo alle condizioni necessarie per generare un terremoto ..non può essere escluso che le azioni estrattive in una regione tettonicamente attiva possano aver contribuito, aggiungendo un piccolissimo carico, all’attivazione di un sistema di faglie che aveva già accumulato un sensibile carico tettonico e che stava per raggiungere le condizione necessaria a produrre un terremoto. Non è possibile escludere ma neanche provare che le azioni di sfruttamento del sottosuolo possano aver contribuito ad innescare l’attività sismica”.

Quali danni sostanziali provoca la tecnica dell’Air gun? Che tipo di impatto ha su fauna e flora marina? sulla pesca e sul turismo?
Il ministero dell’ambiente e l’Ispra hanno istituito una commissione per valutare le relazioni tra l’utilizzo della tecnica dell’air gun, la flora, la fauna e le attività economiche delle aree interessate.
L’air gun è la tecnica principale d’ispezione per verificare possibili giacimenti nei fondali marini e consiste nel sparare aria compressa in acqua, producendo delle onde che si propagano in direzione del fondale. Tali onde vengono riflesse dai vari strati della crosta terrestre e tornano in superficie ai ricettori, che analizzano la velocità di queste onde e riescono a stabilire la stratigrafia del suolo, riconoscendo appunto attraverso la velocità la tipologia delle rocce e se al loro interno ci sono gas o liquidi.
Uno studio, condotto sui molluschi, ha dimostrato che esiste una relazione tra la flora, la fauna marina e la tecnica dell’air gun. Una serie di ricerche, condotte in Australia da Jayson Semmens dell’università della Tasmania, si è basata sulle capesante, aragoste e sullo zooplancton. Il ricercatore ha sottoposto un campione di capesante e aragoste allo stesso tipo di stress che subirebbero con la tecnica dell’air gun. Il risultato è stato evidente: le capesante e le aragoste trattate hanno riscontrando forti stress fisiologici e un tasso di mortalità superiore a quelle non colpite dai getti d’aria. Il dato più preoccupante è quello sullo zooplankton, la ricerca ha dimostrato che l’airgun causava la morte dello zooplankton, alla base della catena alimentare, fino ad una distanza di 1.2 chilometri. Parlando di danni alla pesca tutte le ricerche sinora effettuate, comprese quelle dell’Ispra italiana, hanno rilevato in conseguenza di prospezioni sismiche, una diminuzione dei tassi di cattura da parte della pesca commerciale per risposte comportamentali di allarme, evitamento, migrazione e perdita di equilibrio

Quanti sono i siti di esplorazione operativi? E quanto costano?
Secondo il Mise, in Italia esistono riserve di petrolio certe, cioè facilmente estraibili, consolidate, sappiamo dove sono e conosciamo la facilità/ difficoltà di estrarle. In Italia le tonnellate di petrolio certe sono 8 milioni, 3 milioni sono quelle probabili e meno di un milione le possibili. Le riserve riguardanti il gas sono 30 milioni certe, 30 probabili, 11 milioni di possibili.
Queste riserve, rispetto al fabbisogno italiano, sono una quantità esigua. Anche se riuscissimo ad estrarre tutto lo stock, di gas e petrolio che possediamo, nei prossimi 10/15 anni non riusciremmo a far scendere l’esportazione perché dipenderemmo comunque dall’estero se i consumi restano invariati rispetto al momento attuale.
Le piattaforme che abbiamo nel mare sono 88, di queste più di 1/3 sono completamente in abbandono, altre da anni lavorano al minimo ovvero costantemente al di sotto della franchigia (cifra sotto la quale i petrolieri sono esentati dal pagamento delle royalties). Le compagnie petrolifere mantengono queste piattaforme al limite minimo per non smantellarle perché non vogliono sostenere costi così ingenti.

Quali sono le tecnologie alternative e come impattano?
Le rinnovabili restano il futuro, insieme ad altre strategie quali l’efficienza energetica, la mobilità sostenibile, l’ economia della condivisione, l’economia circolare , il riclico, riutilizzo, ecc. .
In Italia, secondo il gestore della rete Terna, nel 2018 le fonti rinnovabili hanno coperto il 35% della produzione di energia, 3 punti in più rispetto al 32% del 2017 anno in cui ha pesato la siccità azzerando l’idroelettrico, ma due punti % in meno rispetto al 2016 quando hanno coperto il 37% della produzione totale, 4% in meno rispetto al 39% nel 2015 e ben 8% in meno rispetto al 43% nel 2014. Nulla da stupirsi visto che in Italia le rinnovabili sono state messe in un angolo proprio a partire dal 2014, quando si è deciso di tagliare tutti gli incentivi pubblici, il che non sarebbe stato un problema se non fossero state fatte ad esempio dal Governo Renzi misure punitive retroattive, visto che ad oggi gran pate degli investimenti sulla green economy si reggono da soli, senza incentivi. Investitori nazionali e internazionali di punto in bianco si sono visti sottoposti ad un vero e proprio sistema punitivo/vessatorio nei confronti della filiera italiana delle rinnovabili, anche con campagne di disinformazione finanziate e sostenute dalle lobbies del petrolio e sposate in pieno da tutti gli ultimi governi. Basti pensare che nel settore, secondo tutti gli analisti, dal 2014 ad oggi si sono persi miliardi di investimenti privati e decine di migliaia di posti di lavoro.
Solo con il fotovoltaico l’Italia ha già raggiunto nel 2014 l’obiettivo di produzione di energia eletrica da fonti rinnovabili fissato al 2020, questo era il potenziale, probabilmente il fatto che nel 2013 e nel 2014 proprio per il boom del fotovoltaico, decine e decine di centrali elettriche a carbone e gas in Italia siano rimaste ferme ha creato problemi a qualche multinazionale…

[In base all’accordo di Parigi e alle successive cop che si sono svolte negli anni , di cui l’ultima proprio pochi mesi fa in Polonia, si è ribadita la necessità di contenere gli effetti del cambiamento climatico. Cosa pensa a riguardo?
*considerando che anche l’IPCC, il piu illustre istituto che si occupa allo studio dei cambiamenti climatici ha dichiarato che ci restano soltanto 12 anni per salvare il pianeta dall’imminente catastrofe Grazie a Bolsonaro che vuole deforestare l’Amazzonia, Trump e Salvini che vogliono trivellare tutto il trivellabile credo che il futuro ci riservi cose terribili e gli effetti del cambiamento climatico si faranno sentire sempre prima. Basta informarsi a quello che è successo a Gennaio in Australia (caldo record, autostrade fuse, moria di pipistrelli) e poi a Febbraio (alluvioni record, allagamenti di numerose città, con i coccodrilli che ti bussano letteralmente alla porta di casa) o al vortice polare che a cavallo di gennaio e febbraio ha attanagliato gli Usa: temperature fino a -50 gradi e decine di morti per congelamento.
In italia negli ultimi 20 anni ci sono stati più eventi catastrofici naturali (alluvioni, allagamenti, frane) che hanno causato morti e danni economici, che dal 1850 al 1999, i numeri sono li basta leggerli e darsi delle risposte ed il climate change è l’unica sensata.
Ma la terra è una e se vogliamo vivere qui dobbiamo scendere a compromessi con noi stessi.

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